4.3. L’opera di Joseph Lanzara: ‘assemblaggio’ (non autorizzato) della Divina commedia

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Joseph Lanzara, Dante’s Inferno. The Graphic Novel, New Jersey, New Arts Library, 2012

 

Per comprendere la traiettoria artistica di Joseph Lanzara è necessario confrontarsi con diversi linguaggi e forme. L’autore definisce il proprio lavoro come un tentativo di semplificare le opere di maggiore successo della letteratura occidentale a vantaggio di una fruizione più ampia possibile: oltre al recente graphic novel Dante’s Inferno (2012), Lanzara ha pubblicato infatti Paradise Lost, the Novel (2008), seguito dal testo John Milton’s Paradise Lost in Plain English (2009), una parafrasi linea per linea curata dallo stesso autore; la sua produzione include inoltre William Shakespeare’s Romeo and Juliet Uncensored (2012), e The Story of Jesus: from the King James Bible (2014).

Nonostante la deriva quasi pop che caratterizza una logica di questo tipo, Dante’s Inferno è stato accolto positivamente dai recensori. Il sottotitolo del testo qualifica Dante’s Inferno come graphic novel; tuttavia, la struttura e la composizione dell’opera chiariscono che l’indicazione va intesa in una accezione ampia: la storia consiste infatti in una selezione di 71 delle celebri incisioni di Gustave Doré con inserti testuali scritti da Lanzara, sia in forma di didascalie che accompagnano lo svolgimento del racconto, sia nei balloon, ricavati però dalle ‘forme base’ di un qualsiasi programma di scrittura (fig. 1).

Sebbene l’autore citi come fonti di riferimento le due classiche traduzioni della Commedia in inglese per mano di Henry Francis Cary (1814) e Henry Wadworth Longfellow (1867), vari aspetti singolari saltano all’occhio in questo ensemble di tradizione e innovazione: tra questi, la brevità, la perdita linguistica, e l’imprecisione del titolo, che suggerisce una trama limitata alla prima cantica a fronte, invece, di una narrazione dedicata per due terzi sull’inferno (fino alla visione di Lucifero, indicato in realtà come Belzebù, a pagina 20; fig. 2) e condotta fino ad arrivare alla visione di Dio in paradiso (fig. 3).

Ai fini della costruzione dell’intreccio, colpisce l’ordine con cui sono disposti gli avvenimenti: abolita la suddivisione in canti, la successione degli episodi danteschi non è rispettata (l’incontro con Paolo e Francesca è collocato prima dell’attraversamento dell’Acheronte, la selva dei suicidi è posta dopo il cerchio in cui sono puniti avari e prodighi), e la sequenza originaria delle illustrazioni di Doré subisce un vero e proprio rimontaggio, con prelievi di incisioni da tutte e tre le cantiche. Ulteriore elemento di bizzarria nel lavoro di Lanzara è la sua stringatezza: includendo il frontespizio (fig. 4), Dante’s Inferno si esaurisce infatti in trenta pagine. La narrazione dantesca ne risulta fortemente ridotta e semplificata, e colpiscono in tal senso anche molte ‘assenze eccellenti’.

L’elemento che appare più funzionale per un’ampia divulgazione è la struttura con cui il graphic novel è montato. I codici del fumetto teorizzati da McCloud, come l’ordine delle vignette, il gutter, il bleed permettono di allestire un coerente reticolo delle illustrazioni di Doré, disposte secondo un arco narrativo sequenziale e godibile. Ciononostante, l’opera che Lanzara propone riscrive il source text riattualizzandolo in un target text che è il frutto di una combinazione di linguaggi piuttosto che un racconto a fumetti autonomo.

Prendendo l’opera nel suo insieme, l’aspetto della Commedia che subisce la semplificazione più drastica è la lingua. Infatti, ad eccezione del frontespizio che riporta gli immortali versi con cui l’opera di Dante si apre, Lanzara non sfrutta le soluzioni linguistiche adottate nelle traduzioni in inglese che dichiara di seguire: nel resto del fumetto si assiste infatti alla sostituzione dell’endecasillabo dantesco e della sua rima incatenata con una prosa contemporanea piuttosto asettica e del tutto priva delle figure retoriche dell’originale. Allo stesso modo, la brevitas del lavoro di Lanzara sacrifica anche le allegorie dantesche, nonché, come detto, alcuni tra gli episodi più celebri della Divina commedia (ad esempio non c’è traccia di Ulisse).

Attraverso la trasposizione nella forma del fumetto, la semplificazione di Lanzara e la forza espressiva delle illustrazioni di Doré aiutano certamente la divulgazione dell’opera di Dante, mettendo in rilievo soprattutto gli aspetti orrifici; tuttavia, dal punto di vista del contenuto pesa la mancanza di una sequenzialità tematica: nelle trenta pagine dell’opera non è possibile ricostruire un significato generale che ne permei lo svolgimento. Fumetti e didascalie non spiegano il percorso di redenzione di Dante, rendendolo probabilmente implicito e affidando la riuscita della riduzione al pathos delle eleganti incisioni di Gustave Doré riconvertite in narrazione.

Più che un graphic novel, Dante’s Inferno si presenta come una ‘traduzione’ contemporanea sotto il segno di un brand dantesco (Alexander Lee) sicuramente spendibile, ma che tuttavia, mentre esalta Doré, non rende adeguatamente giustizia alla sua fonte testuale. Da questo punto di vista, riprendendo il giudizio dello stesso Lee su Dante’s Inferno («[A] blood-spattered graphic novel») si può concludere che sia la stessa Divina commedia a grondare sangue attraverso il lavoro di Lanzara.

 

Bibliografia

J. Lanzara, Dantes Inferno, the Graphic Novel, New Jersey, New Arts Library, 2012.

J. Lanzara, Paradise Lost, the Novel, New Jersey, New Arts Library, 2009.

J. Lanzara, The Story of Jesus: from the King James Bible, New Jersey, New Arts Library, 2014.

J. Lanzara, William Shakespeares Romeo and Juliet Uncensored, New Jersey, New Arts Library, 2012.

A. Lee, ‘We have always taken liberties with Dante’, The Telegraph online, 15 dicembre 2015.

S. McCloud, Understanding Comics. The Invisible Art, New York, Kitchen Sink Press, 1993.