6.2. «Cosa conta». Le attrici della Generazione X nei film di formazione italiani degli anni Novanta

di

     

 

Pietra dura se sei cosa che cura

libera me dal male e dalla mia paura

pietra dura tu sai cos'è che cura

insegnami a capire aiutami a vedere

cosa conta davvero

che cos'è che conta davvero

 

Üstmamò, «Cosa conta»

 

 

1. Il «cinema della transizione»

Nel volume dedicato al cinema degli anni Novanta della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro il curatore, Vito Zagarrio, definisce i film prodotti in questo decennio come «cinema della transizione» (2000). Zagarrio suggerisce inoltre un modo diverso per codificare questa produzione partendo da un punto di vista essenziale: parlare di film e non di cinema, poiché queste produzioni non sono più realizzate da un’industria ma da entità distinte in modalità alternative, non riconducibiili solo a prassi e strategie del duopolio RAI/Medusa. Secondo Zagarrio in questi film avviene definitivamente il «ricambio generazionale» di autori e registi in una «ricomposizione del cinema per aree geografiche», che porta alla «creazione di un nuovo immaginario collettivo legato alla provincia italiana o a paesaggi urbani inconsueti rispetto alla tradizione» (ivi, p. 14). Sono film che attingono a piene mani dalla letteratura e che sono influenzati dalla televisione, rivendicando l’esistenza di «una generazione “nuovissima” (formatasi col computer e col videogame senza punti di riferimento ideologici o politici), che popola gli schermi e che propone/impone i suoi romanzi di formazione» (ivi, p. 17). Nei film avviene quella «irruzione della Storia» (ibid.) che, nello stesso volume, Mino Argenitieri identifica con l’essere «[in connessione] a uno scenario sociale» (p. 75) in cui di rado si realizzano «incursioni nel passato remoto e prossimo» (p. 77).

Questi aspetti fondanti le produzioni cinematografiche italiane degli anni Novanta forniscono le coordinate per inquadrare quei film che diventano il trampolino di lancio per attrici e attori oggi ampiamente affermati come Violante Placido e Stefano Accorsi. Nel caso specifico – e in linea con gli elementi di novità rilevati da Zagarrio – si tratta di una serie di ‘film di formazione’ dove esordisce un gruppo di attrici coetanee tra loro e degli attori principali con cui recitano. Sono film che raccontano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta nell’attualità sociale e culturale dell’Italia del nord, del centro e del sud, avulsi dalle note rappresentazioni di Roma o Milano. Film di culto come Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enza Negroni (1996), Tutti giù per terra di Davide Ferrario (1997), Ovosodo di Paolo Virzì (1997), La guerra degli Antò di Riccardo Milani (1999) e Viola bacia tutti di Giovanni Veronesi (1999) diventano specchio di quella generazione ‘nuovissima’ [figg. 1-7] in parte già raccontata dalla televisione nella celebre serie I ragazzi del muretto (1991-1996) di Rai2, ma ancora invisibile ai più e ‘senza rappresentanza”’sul grande schermo.

 

2. Essere e interpretare la Generazione X

«Generazione X» è un termine che definisce la cosiddetta post-baby boomers generation, quella generazione nata tra il 1966 e il 1985 dai figli del Dopoguerra (Markert 2004). Si tratta di due generazioni che non hanno conosciuto i traumi delle due guerre mondiali e sono cresciute nella prosperità del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta. «Generazione X» assume poi connotati disomogenei sia sul piano sociologico sia su quello mass-mediatico, diventando un’etichetta con la quale definire una serie di produzioni con tematiche e stili comuni che diventano cardini della cultura popolare di quegli anni: la musica grunge di band come i Nirvana, il romanzo Generazione X (Douglas Coupland 1991), così come Slacker di Richard Linklater (1991), Giovani, carini e disoccupati di Ben Stiller (1994) e Clerks-Commessi di Kevin Smith (1994), film raggruppati indistintamente in «Cinema of Generation X» (Hanson, 2002). Queste produzioni tracciano parabole trasversali e condivise nel rappresentare e interpretare la «Generazione X» da parte di autrici, autori, attrici e attori che mettono in scena il loro essere soggetti in divenire nel presente.

Nel cinema italiano della ‘transizione’, in cui autori come Nanni Moretti, Davide Ferrario, Guido Chiesa, Gianni Zanasi e Paolo Virzì realizzano le prime opere, una inedita generazione di attrici diventa protagonista: le giovanissime Placido, Anita Caprioli, Claudia Pandolfi, Regina Orioli e, la non più esordiente, Asia Argento. Sono accomunate non solo dal periodo di nascita, ma soprattutto dalla condivisione di media, spazi, pratiche e prodotti culturali (cfr. definizione di «generazione» in Mannheim 1928). Negli anni Novanta ricoprono ruoli primari in film ‘di formazione’ declinati al maschile, insieme ad attori come Stefano Accorsi e Valerio Mastandrea, diventando emblemi della nostra «Generazione X». Il modello di riferimento al quale questi film guardano è il cinema indipendente americano, con i suoi caratteri d’intertestualità che lo lega specialmente alla musica, al linguaggio del videoclip e agli stilemi della televisione. Le canzoni della band Üstmamò – come quelle di CCCP/CSI, Disciplinatha, Umberto Palazzo e il Santo Niente, Marlene Kuntz – raccontano parimenti la crisi e le incertezze in essere in questi film, assumendo un ruolo privilegiato rispetto alle altre componenti extra-cinematografiche. Nel pieno stile del cinema No Wave newyorchese, la stessa leader della band, Mara Redegheri, recita in Tutti giù per terra con altri musicisti che realizzano la colonna sonora come membro della commissione di esame di Walter (Mastandrea), il protagonista, rimandandolo nuovamente all’appello successivo.

 

3. Viste coi ‘loro’ occhi

La maggiore discriminante tra i film americani e quelli italiani degli anni Novanta riguarda il ruolo che assumono i personaggi femminili e che influenza le attrici sia sul set, sia fuori dalla scena. A parità di nucleo tematico, i film indipendenti americani raccontano storie di conflitti generazionali critici ed emancipazioni di age e gender dolorose, in cui i personaggi femminili assumono spesso ruoli primari in cui mettono in discussione l’ordine pre-costituito, denunciando contesti familiari e scolastici dove sono diffusi gli abusi e ampliando la riflessione sulla ‘poetica della violenza’. I film italiani che raccontano la stessa età sono invece principalmente odissee di personaggi maschili che da adolescenti cercano in maniera incerta e goffa di farsi adulti grazie alla presenza dei personaggi femminili (la figura materna, il primo amore, l’iniziatrice al sesso…). Sono film che rimuovono la violenza e stemperano la crisi col sarcasmo e l’ironia, lasciando traccia della perdita solo come tappa obbligata per accedere all’età adulta (la morte prematura del compagno di scuola Martino in Jack Fruscinate è uscito dal gruppo, il suicidio della professoressa Giovanna in Ovosodo, la morte improvvisa della zia Caterina in Tutti giù per terra). Questi film sono prima di tutto storie di formazione narrate da una voce fuori campo che normalizza il processo di crisi dell’uscita dall’adolescenza: quella del protagonista (Tutti giù per terra, Ovosodo), quella corale degli amici (Jack Frusciante è uscito dal gruppo), quella della ragazza che osserva l’universo maschile come gruppo (La guerra degli Antò) e quella dei ragazzi che esplorano l’universo femminile come entità unica (Viola bacia tutti). La ragazza appare come una selva di segni misteriosi che i ragazzi devono attraversare per portare a compimento quel ‘rito di passaggio’ che dovrebbe trasformali in uomini. Si tratta di film influenzati dal teen-movie e dalla commedia italiana, che difficilmente sviluppano letture alternative o contrappositive sul piano ideologico e culturale, come suggeriscono invece oltreoceano Slacker o Kids di Larry Clark (1995). Se nel Deserto di laramie di Allison Anders (1992) Trudi (Ione Skye), un’adolescente che ha perso la verginità in uno stupro di gruppo, decide di lasciare le superiori, portare a termine una gravidanza e vivere autonomamente lontana dalla famiglia, in Jack Frusciante è uscito dal gruppo Adelaide (Placido) si concede ad Alex (Accorsi) solo la notte prima di lasciare Bologna per andare a studiare negli Stati Uniti, timorosa dalla partenza e della lontananza.

In questo quadro emergono attrici quali Placido, Caprioli e Orioli che metteranno in scena più volte i medesimi codici in ruoli ascrivibili a questa prima campionatura, come in Ora o mai più di Lucio Pellegrini (2003) e Santa Maradona di Marco Ponti (2001). Il ruolo di comprimarie e non di protagoniste nei film-emblema della «Generazione X» – nemmeno la Viola dell’Argento riesce davvero a ricoprire questo ruolo – porta a una difficile emancipazione attoriale che definisce queste attrici per assenza di profondità, iscrivendo questi film nell’idea di un cinema degli anni Novanta dall’immagine piatta e opaca tutto da analizzare e capire (Zagarrio, 2000 & 2002). Le uniche attrici a spiccare nel gruppo ed assurgere a un certo (sopravvissuto) star-system saranno le ‘figlie d’arte’ Placido e Argento, che si distinguono in questi film per una recitazione che enfatizza nel primo caso un carattere ingenuo e inesperto e nel secondo un atteggiamento eccessivo ed iperbolico, che diventeranno matrice della recitazione di entrambe le attrici.

 

 

Bibliografia

P. Hanson, The Cinema of Generation X: a Critical Study of Films and Directors, Jefferson-NC, McFarland & Co., 2002.

C. Jandelli, I protagonisti. La recitazione nel film contemporaneo, Venezia, Marsilio, 2013.

K. Mannheim, ‘Das Problem der Generationen’, Kölner Vierteljahreshefte für Soziologie, 7, 1928.

J. Markert, ‘Demographics of Age: Generational and Cohort Confusion’, Journal of Current Issues and Research in Advertising, 26, 2, autunno 2004.

M.T. Soldani, ‘The Performance of the Austin Indie Scene in ‘Slacker’: From the Body of a Scene to the Body of a Generation’, Imaginations: Journal of Cross-Cultural Image Studies / Revue d’études interculturelles de l’image, n. 7/2, 2017 <http://imaginations.csj.ualberta.ca/?p=9161> [accessed 14 luglio 2017)].

V. Zagarrio (a cura di), Il cinema della transizione: scenari italiani degli anni Novanta, Venezia, Marsilio, 2000.

V. Zagarrio, Il cinema italiano anni novanta, Venezia, Marsilio, 2002.