7.3. L’irrevocabile e la riabilitazione: Barbablù e Alice Munro

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Sia nella versione originale di Charles Perrault che in quella successiva dei fratelli Grimm il racconto di Barbablù ci mette almeno due volte di fronte all’irrevocabile, inteso, con Vladimir Jankélévitch, come «un passé qui ne peut pas être nihilisé» (Jankélévitch, p. 260), (un passato che non può essere ridotto a nulla). Barbablù ha commesso una serie di uxoricidi che non possono essere cancellati. Anche se i corpi sono nascosti in una camera bassa e chiusa a chiave, «l’avoir eu lieu» (l’aver avuto luogo) e «l’avoir fait (fecisse)» (l’aver fatto) segnano un crimine che nulla può cancellare.

Anche l’ultima sposa di Barbablù commette una trasgressione indelebile: disobbedisce al divieto del marito e apre la stanza proibita. È stata presa una decisione e la soglia è stata superata, in un momento che si configura come decisivo perché ormai ‘il dado è tratto’. È il momento dell’implacabile irrevocabilità che porta all’esclusione definitiva: l’uccisione. Eppure la moglie di Barbablù non ha commesso un crimine, al contrario mostra i crimini commessi da suo marito, ma tale rivelazione è una trasgressione. Qualunque interpretazione si voglia dare della disobbedienza della moglie di Barbablù, letterale o simbolica, il suo atto è irrevocabile: la donna non può più tornare indietro e «absentéiser une présence» (Jankélévitch, p. 265), (revocare una presenza). Ha visto l’insopportabile e diviene testimone dell’orrore dei corpi appesi al muro. Il suo atto, come quello delle donne che l’hanno preceduta e che ha portato agli omicidi seriali, è irrevocabile, ma, a differenza delle altre che sono morte, lei metterà in atto un processo di sospensione dell’irrevocabile. Prendendo tempo allontana l’inesorabile, temporeggia, differisce l’irrevocabile. Per dirla con Derrida, usa la polisemia della differenza, che significa allo stesso tempo differire (procrastinare, temporeggiare) e divergere (istituire un divario). Chiamando i fratelli in suo soccorso, disponendo alla vedetta la sorella, chiama l’altro e impedisce allo stesso di riprodursi. Innesca una nemesi, che invece di causare la sua morte causerà la sua riabilitazione. La moglie trama, e facendo ciò cambia la trama del racconto.

Siamo di fronte a due processi di irrevocabilità, uno di morte e uno di vita. Nel primo caso non c’è nessuna possibilità di riparazione; nel secondo la trasgressione alla fine genera la riabilitazione. La giovane eroina trova la felicità non perché i suoi meriti o la sua bellezza siano premiati, ma perché ha disobbedito, perché ha commesso un atto irrevocabile; l’eroina di Barbablù non è la donna esemplare che le favole di solito presentano. Eppure sarà premiata perché ha saputo usare inganno e manipolazione per raggiugere i suoi scopi. Di fronte al mostro uxoricida la trasgressione, la colpa etica, la disobbedienza assumono il valore di una redenzione salvifica.

Si deve tracciare una differenza tra Antigone e la moglie di Barbablù. Quest’ultima non disobbedisce al marito in nome di un’etica superiore alla legge della città; apparentemente è guidata dalla curiosità, nondimeno la sua disobbedienza ha un risvolto etico elevato: la sua infrazione, infatti, ‘espone’ il crimine. Possiamo trovare una relazione fra il Discorso sulla servitù volontaria scritto da La Boétie quando aveva 16 anni e il comportamento della moglie di Barbablù. Come Étienne de la Boétie mette in luce la necessità di non lasciarsi ingannare dal potere che ci rende schiavi, così lei si rifiuta di rassegnarsi alla sottomissione, di acconsentire a servire. Rifiutando di sottostare al dominio, fa parte di un lignaggio contemporaneo, postcoloniale che va da Étienne de la Boétie a Frédéric Gros, via Henry David Thoreau, e rivendica la disobbedienza come resistenza all’oppressione.

L’eroina del racconto di Alice Munro che voglio analizzare, intitolato The Love of a Good Woman (1998), è anch’essa una donna emancipata. Munro ha preso in prestito da Perrault il tema della disobbedienza e della trasgressione premiata; la sua eroina, Enid, è un'infermiera che fornisce cure domiciliari palliative e assiste i pazienti negli ultimi mesi della loro vita. Nella fattoria in cui si trova nell’estate dei suoi 36 anni, raccoglie le confidenze della sua paziente, Jeannette, che le ispira un’insolita antipatia. Enid è una donna devota, appartiene a una delle migliori famiglie del contado e suo padre le ha fatto giurare sul suo letto di morte di non diventare un’infermiera, una professione che non considera all’altezza di una donna della sua condizione. Nondimeno Enid vuole dedicare la sua vita alla cura degli altri e aggira il divieto paterno non terminando gli studi e non potendo così lavorare in ospedale. Quindi, meno pagata e costretta a difficili condizioni di vita, si accontenta di stabilirsi nelle fattorie del contado per alleviare le famiglie colpite dalla malattia.

Si scopre che la sua ultima paziente, Jeannette, è la giovane moglie di un ex compagno di classe di Enid, Rupert. Jeannette rivela a Enid che suo marito ha aggredito e ucciso l’optometrista Willens dopo essere tornato inaspettatamente alla fattoria e avere scoperto la moglie e il signor Willens in una situazione sconveniente. Enid rimarrà in silenzio; non riferirà immediatamente a Rupert ciò che le ha rivelato sua moglie né lo denuncerà alla polizia, ma lo metterà alla prova – una prova che tuttavia non è così perversa come quella praticata da Barbablù. La prova che gli impone è quella della responsabilità etica, dell’impegno per la verità, quella che gli antichi filosofi chiamavano parrhesia. Per dirla con il titolo di un saggio di Foucault (2009), gli chiede di avere «le courage de la vérité» (il coraggio della verità), cioè di dire la verità su se stesso.

Due giorni dopo la morte di Jeanette, Enid va a casa di Rupert e gli chiede un favore: desidera fare una foto della fattoria vista dal fiume che passa davanti al suo terreno, e gli chiede di portarla in barca perché non sa nuotare. Là, in mezzo al fiume, in quel luogo deserto, ha intenzione di rivelargli ciò che Jeanette le ha confidato e di lasciarlo scegliere fra rovesciare la barca e lasciarla annegare oppure riportarla a riva e, se è vero che ha commesso il crimine, denunciarsi alla polizia. Enid è pronta ad accompagnarlo in questa difficile prova, poiché durante il periodo passato alla fattoria per accudire sua moglie si è innamorata di lui. Questa prova crea una tensione tra la menzogna che porta alla morte, e la verità che porta alla vita e alla riabilitazione.

L’irreparabile è stato commesso: non si tratta di una serie di femminicidi ma dell’uccisione di un optometrista, che è stato trovato annegato nella sua automobile nello stagno vicino. Non ci saranno indagini e la sua morte sarà considerata accidentale; tuttavia, accusando il marito di un crimine passionale, prima di morire Jeannette ha suscitato il sospetto nella sua infermiera Enid. Il racconto è ellittico, enigmatico. Non sapremo se Rupert sia l’assassino dell’optometrista e forse il responsabile della morte della sua giovane moglie o della morte di Enid alla fine del racconto. È possibile che Jeannette abbia inventato tutto. Munro, infatti, confonde le carte, inverte i generi, getta dubbi sui personaggi senza risparmiare nessuno: perfino l’onesta infermiera prova verso la sua paziente un’antipatia che le impedisce di essere empatica come la sua professione richiede.

Nonostante le differenze tra il racconto di Barbablù e A Love of a Good Woman di Munro, la tensione di fondo tra irreparabile e riabilitazione viene preservata, giacché vengono messi in atto due tipi di irrevocabilità: quella che provoca morte e quella che genera vita. L’optometrista è morto, accidentalmente o a seguito di un atto criminale, e la stessa Jeannette morirà apparentemente di una malattia renale incurabile. Ma sia l’uomo che potrebbe aver ucciso l’optometrista, sia la donna che ha trascurato di prendersi cura della sua paziente potrebbero essere riabilitati.

Enid ha ritrovato Rupert e desidera fare di lui il compagno della sua vita. Vuole anche aiutarlo a superare il calvario della prigione se davvero la passione lo ha portato a uccidere l’ottico. Della storia di Barbablù Munro conserva quindi il principio della trasgressione che genera la riabilitazione. Enid è pragmatica, astuta, e forse saprà, come la moglie di Barbablù, fuggire da una morte annunciata per trovare felicità con un assassino involontario che ha scontato la sua condanna e al quale ha dato l’aiuto di cui aveva bisogno.

La moglie di Barbablù e l’Enid di Munro sono disobbedienti e astute. Usano il trucco e l’astuzia – la metis, qualità riservata a uomini come Ulisse per raggiungere i loro scopi – e così fanno emergere un nuovo ideale femminile che si libera dagli stereotipi di genere del mondo antico e dai precetti cristiani basati sul moralismo repressivo. Incarnano i soggetti desideranti, che decidono, per dirla con Lacan, «de ne pas céder sur leur désir» (Lacan 1986, p. 170), (di non cedere sul loro desiderio).

È interessante notare come questi soggetti siano parte di una nuova geografia. Munro finisce il racconto in una barca. Come ha chiaramente spiegato Foucault (1994, p. 762), la barca è «il più grande serbatoio di immaginazione. La nave è eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza navi, i sogni si inaridiscono, lo spionaggio sostituisce l’avventura e la polizia i corsari» (Foucault 2011, p. 32). La barca di Munro [fig. 1] – come l’orizzonte che si dispiega allo sguardo di Anne in Perrault, quando, supplicata dalla sorella, sale sulla torre sperando di avvistare i fratelli – sono nuovi spazi che aprono al sogno, al desiderio, all’immaginazione infiniti: sono luoghi di riabilitazione creativa [fig. 2]. Il viaggio dell’ultima donna di Barbablù si è aperto alle scoperte dell’immaginazione che suscita il desiderio. Quello di Enid e Rupert è per sempre irrisolto perché sospeso in un altro momento irrevocabile: la storia si interrompe quando entrambi, sulla riva del fiume, dove l’acqua scorre irreversibilmente, sono pronti ad affrontare o a non affrontare la loro responsabilità etica.

 

 

Bibliografia

J. Derrida, L’écriture et la différence, Paris, Seuil, 1967.

M. Foucault, ‘Des espaces autres’, in Id., Dits et écrits. 1954-1988, vol. IV, 1980-1988, Paris, Gallimard,1994, pp. 752-762.

M. Foucault, Le courage de la vérité, Paris, EHESS-Gallimard-Seuil, 2009.

M. Foucault, Spazi altri. I luoghi delle eterotopie, a cura di S. Vaccaro, Milano, Mimesis, 2011, p. 32.

V. Jankélévitch, L’irréversible et la nostalgie, Paris, Flammarion, 1974.

É. de la Boétie, De la servitude volontaire ou Le Contr’un, a cura di N. Gontarbert, Paris, Gallimard, 1993.

J. Lacan, Le Séminaire, Livre VII, L’éthique de la psychanalyse, leçon du 6 juillet 1960, Paris, Seuil, 1986.

A. Munro, The Love of a Good Woman, New York, Knopf, 1998.