Biblioteche e archivi d’autore: questioni aperte e riflessioni metodologiche

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Pubblichiamo il primo di una serie di approfondimenti dedicati agli archivi e alle biblioteche d’autore, che raccolgono documenti eterogenei, appartenenti a codici e linguaggi differenti e chiamano in causa competenze multidisciplinari e conoscenze integrate.

 

Biblioteca Leopardi, Recanati

1. Le biblioteche d’autore

Le criticità e le questioni connesse alla gestione degli archivi e delle biblioteche d’autore sono ormai da tempo al centro delle riflessioni della Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore dell’Associazione italiana biblioteche.[1]

Fin dalle prime iniziative promosse dalla Commissione nazionale, l’attenzione è stata focalizzata sulla ricerca di una definizione unitaria di biblioteca d’autore; nel corso degli anni Attilio Caproni ha proposto diverse riflessioni sul tema, avviando di fatto il dibattito,[2] ma recentemente è stata Giuliana Zagra a evidenziare e a sottolineare, in diverse sedi, le specificità di queste raccolte.[3]

Nella seconda metà del Novecento si è iniziato a registrare un interesse nei confronti delle raccolte moderne e contemporanee appartenute agli autori, soprattutto letterati, e l’interesse per le biblioteche si è sviluppato insieme alla consapevolezza che ogni raccolta, se adeguatamente studiata e analizzata, riesce a restituire non solo la personalità, le attività di studio e quelle di ricerca del suo possessore, ma anche l’intero contesto culturale nel quale egli è vissuto e ha operato. La biblioteca d’autore consente, quindi, di offrire materiali vari a chi sia interessato ad approfondire l’intero quadro di riferimento in cui si è formato il suo possessore.

L’interesse per questa tipologia di biblioteche, collezioni inizialmente private, ha fatto emergere, oltre alle specificità e alle possibilità offerte dallo studio, anche le numerose criticità a esse connesse, relative soprattutto alla gestione e alla valorizzazione in chiave archivistica, bibliografica e biblioteconomica, museale.

Le diverse problematiche emergenti durante i primi anni di studio sul tema delle biblioteche d’autore furono approfondite soprattutto nel corso della serie dei convegni intitolati Conservare il Novecento[4] e gli spunti e le riflessioni offerti al pubblico degli studiosi vennero ripresi e integrati durante i successivi convegni organizzati dalla Commissione nazionale. Durante queste iniziative si manifestò anche l’esigenza di approfondire ulteriormente le criticità relative soprattutto alla gestione biblioteconomica delle raccolte d’autore;[5] negli ultimi anni sono state molte le occasioni per riflettere ancora su questo tema così affascinante e tuttavia, spesso, ostico.[6]

La necessità di approfondire i variegati aspetti legati alle raccolte d’autore rispecchia, in prima istanza, l’esigenza di rifarsi a un quadro comune di riferimento in tutti quei casi in cui si viene a contatto con collezioni d’autore, che spesso, però, mantengono peculiarità tali da non poter creare univoci modelli di riferimento. La possibilità di condividere le esperienze già realizzate, pur con tutte le contraddizioni e le criticità specifiche di ogni raccolta, non può che essere d’aiuto per tutti coloro che, a vario titolo, verranno a contatto con archivi e biblioteche d’autore o con le raccolte nella loro totalità. Le raccolte d’autore sono spesso realtà articolate e originali, composte sia da libri sia, contestualmente, dalle carte appartenute all’autore ma potrebbero anche comprendere materiale di altra natura, per esempio stampe, fotografie o dischi.

 

2. Memorie, libri e carte d’autore

Numerose sono le criticità emerse nel corso del tempo riguardo l’approccio e la gestione delle raccolte d’autore, che variano a seconda dell’ambito di riferimento, sia esso archivistico o biblioteconomico.

Le diverse problematiche evidenziate non riescono a offrire delle soluzioni in grado di semplificarne la gestione, ma la loro discussione è fondamentale per programmare meglio gli interventi futuri suggerendo alcune azioni preliminari, da svolgere soprattutto nelle prime fasi del contatto con il fondo d’autore; ciò permette di prevenire alcune situazioni non sempre di facile soluzione riguardo la gestione, la fruizione e la valorizzazione di queste raccolte.

In merito alle questioni legate agli archivi d’autore, esse sono state già in passato messe in luce da Caterina Del Vivo a proposito degli archivi di persona.[7] Nel suo contributo l’autrice sottolinea, innanzitutto, una differenza fondamentale nell’approccio ai fondi d’autore nel presente e nel passato: le ricerche storiche e letterarie del passato erano indirizzate verso un preciso documento o un insieme di documenti, ritenuti dagli studiosi più importanti rispetto al resto del fondo; ciò faceva sì che lo studio e l’analisi del resto dell’archivio venisse tralasciato, non solo dagli studiosi ma anche dalle discipline archivistiche in generale; infatti

gli autografi letterari o epistolari degli ultimi secoli erano comunque considerati competenza delle biblioteche, per il resto i fondi di persona erano trascurati, a meno che non si trattasse di soggetti produttori dai nomi eccelsi o “incastonati” in un archivio di famiglia: semplicemente non ci si poneva il problema.[8]

Nel corso del tempo è maturata, invece, la necessità di considerare l’archivio di persona nella sua complessità e interezza poiché, attraverso l’analisi dei documenti in esso contenuti e delle loro relazioni, è possibile individuare anche i cambiamenti più generali della società e della vita del tempo. È maturata, quindi, la consapevolezza che i notevoli mutamenti avvenuti nel corso degli ultimi due secoli, riguardanti moltissimi aspetti della società, abbiano avuto un riscontro nella documentazione archivistica e nella modalità della sua conservazione.

Un’ulteriore peculiarità legata agli archivi di persona e, soprattutto, agli archivi d’autore è la volontà del soggetto produttore di riconsegnare un’immagine di sé che, spesso, non aderisce alla naturale modalità di conservazione dei documenti. Sarebbe opportuno tenere in considerazione quanto il carattere personale e i criteri di conservazione propri del soggetto produttore abbiano potuto influenzare l’attuale fisionomia del fondo archivistico. In queste raccolte, infatti, manca qualsiasi obbligo di conservazione e ciò che sopravvive sino ai nostri giorni dipende, ed è dipeso, unicamente dalla volontà del soggetto produttore.[9]

È evidente che non sono soltanto le personalità, nel nostro caso gli autori in generale, a stabilire che cosa conservare, scegliendone la modalità, ma, portando un paragone con il resto dei soggetti produttori, essi manifestano certamente una maggiore volontà di tramandare un’immagine edulcorata di sé stessi.

Tra i numerosi problemi relativi alla gestione degli archivi, uno tra i più rilevanti è sicuramente quello legato alla normativa che ne disciplina non soltanto la donazione o la vendita, ma anche e soprattutto l’accesso.

Fiammetta Sabba ha definito «battaglione giuridico» l’insieme delle normative riguardanti la cessione e la gestione delle carte d’autore,[10] e in effetti si tratta di un complesso di norme veramente rilevante che comprende i diversi Codici in materia di protezione dei dati personali, deontologia professionale, trasparenza amministrativa e non solo.[11] Inoltre, questa normativa non sempre coincide con le disposizioni previste dalla tutela dei dati personali negli archivi privati, dal copyright e dal diritto d’autore che è applicabile, oltre al soggetto produttore, anche agli altri soggetti presenti nella documentazione conservata in una collezione.

In relazione a questa specifica e complessa normativa, appare essenziale riflettere sulle attività preliminari che dovrebbero precedere la fase di acquisizione del fondo d’autore e anche sulla necessità di adottare dei «modelli contrattuali predefiniti di accettazione delle raccolte donate o vendute»,[12] facendo sì che le istituzioni e gli utenti non siano penalizzati dai cavilli che rischierebbero di ostacolare un’adeguata fruizione del fondo.

Ovviamente, queste considerazioni non sono rivolte esclusivamente agli archivi, ma riguardano anche le biblioteche d’autore; infatti, è stata sottolineata più volte la necessità di ricorrere a collaborazioni esterne per favorire l’accesso e consentire una corretta valorizzazione delle raccolte, poiché «l’archivio è necessario per comprendere meglio la biblioteca e le sue dinamiche, anche d’uso, e la biblioteca offre la contestualizzazione culturale dell’archivio».[13]

Anche all’interno delle biblioteche d’autore le problematiche sono numerose. Tra queste, sono da sottolineare tutti quei casi in cui le biblioteche private sono state acquisite dalle biblioteche pubbliche e, di conseguenza, il passaggio dalla dimensione privata a quella pubblica ha stimolato la nascita di alcune riflessioni sulla necessità di garantire, nonostante il cambiamento, un’adeguata fruizione; anche il nuovo ordinamento della raccolta dovrà adattarsi agevolmente a quello della nuova sede e tuttavia tenere traccia dell’ordinamento originario.[14]

Non è raro trovare all’interno di biblioteche d’autore, oltre a materiale librario, anche alcuni nuclei di documentazione personale, cioè quei documenti arrivati in biblioteca insieme alla raccolta libraria nel momento della sua acquisizione. In passato gli interventi effettuati su questo tipo di documentazione hanno avuto spesso risultati dannosi; queste azioni sono state rivolte soprattutto al trattamento delle lettere, se consideriamo che per costituire un insieme fittizio di corrispondenza le lettere erano estrapolate dal loro fascicolo di provenienza e, in seguito, inserite in una nuova serie artificialmente creata. Naturalmente questo metodo ha avuto diverse conseguenze negative, una su tutte la perdita del vincolo tra le lettere e gli altri documenti che un tempo costituivano il fondo archivistico dell’autore.[15]

Se gli archivi di persona esprimono e riflettono, come già ricordato, i cambiamenti profondi avvenuti nei secoli scorsi, tutti quelli che sono diventati poi archivi d’autore, grazie alle personalità di spicco che li hanno prodotti, meritano, senza alcun dubbio, un filone di ricerca specifico. Dunque, così come le biblioteche private, le biblioteche d’autore hanno necessità di un’attenzione specifica, non solo per le peculiarità del loro carattere, ma anche perché saranno in grado di evidenziare la loro potenzialità come fonti, ricche e variegate, per la ricerca.[16]

Anziché mantenere e sviluppare la tradizionale divisione della ricerca archivistica da quella biblioteconomica, recentemente sembra manifestarsi la necessità di un approccio integrato e condiviso dai due ambiti, tale da consentire di considerare la raccolta d’autore nella sua totalità di fondo d’autore.

È proprio verso questa direzione che si stanno indirizzando gli interventi più recenti sul tema. Inoltre, è stata sottolineata la necessità di una maggiore collaborazione interdisciplinare per poter analizzare in maniera corretta e approfondita tutti gli aspetti relativi ai libri e alle carte d’autore.

Fondo Pier Paolo Pasolini, Gabinetto Vieusseux, Firenze

 

3. Conclusioni

Le varie riflessioni[17] sul trattamento del materiale eterogeneo che compone le raccolte d’autore, hanno suggerito l’adozione di una metodologia che sia in grado di sostenere un approccio integrato e comparato, tra l’ambito archivistico e quello bibliotecario.

La recente attenzione riservata alle collezioni d’autore è accompagnata dalla consapevolezza che, per riuscire a garantire una corretta gestione del fondo d’autore, è necessario trovare un metodo migliore per riuscire a preservare l’ordinamento originario della raccolta in generale e, di conseguenza, gli specifici legami presenti al suo interno. In sintesi, l’adozione di una catalogazione integrata sembra essere una possibile soluzione, che sia in grado di superare, o perlomeno arginare, le numerose criticità appartenenti a questa tipologia di raccolta.

Per attuare questa metodologia condivisa, l’adozione di norme catalografiche comuni ai due ambiti è un elemento necessario e indispensabile, anche se particolarmente complesso. L’idea alla base di questo nuovo approccio e, di conseguenza, della nuova metodologia catalografica, che è emersa durante il confronto nella comunità scientifica, individua la risposta più adeguata nell’utilizzo integrato degli standard archivistici.

Gli standard in uso nella descrizione archivistica potrebbero essere in grado, infatti, di restituire un’immagine corretta del fondo d’autore nella sua interezza, grazie agli standard ISAD (G) e ISAAR (CPF); entrambi sono usati per la rappresentazione dei soggetti produttori e delle altre entità coinvolte nella creazione e conservazione di un fondo, di cui assicurano una descrizione accurata e coerente. Attraverso la descrizione normalizzata dei record d’autorità a cui si riferiscono gli standard, i diversi soggetti coinvolti verranno descritti in maniera analitica; questo tipo di descrizione consentirà di rappresentare in maniera esatta tutte le specificità e i mutamenti interni alle stesse entità, agevolando in tal modo l’accesso ai documenti e alle informazioni in essi contenute.

Un’ulteriore proposta di miglioramento che parte dall’ambito biblioteconomico riguarderebbe, invece, «la standardizzazione della descrizione d’esemplare nel campo “note”»;[18] questo consentirebbe di inserire nelle schede catalografiche tutti i segni di provenienza e gli elementi relativi ai dati di esemplare, valorizzandone l’importanza e consentendo un’analisi che comprenda non solo i singoli documenti e la raccolta, ma anche le vicende subite e i rapporti tra l’autore e la sua raccolta.

Le ultime proposte e i suggerimenti proposti dalla Commissione AIB si stanno orientando proprio verso questa direzione: piuttosto che individuare una normativa di riferimento, la Commissione propone di delineare e proporre comuni linee guida per una catalogazione della raccolta d’autore nel suo insieme.


1 Nata come gruppo di studio sulle biblioteche d’autore, attivo dal 2003 al 2011, oggi è giunta alla terza Commissione; cfr. la pagina web della Commissione alla URL: .

2 Sui contributi di A. Caproni, cfr.: ʻIl concetto di “raro”: archivi e biblioteche d’autoreʼ, Culture del testo e del documento, 1, p. 31-53; ʻLe biblioteche degli scrittori del Novecento: la palude delle paroleʼ, Bibliotheca, 2 (2003), 1, p. 29-40; ʻLe biblioteche d’autore: definizione, caratteristiche e specificità: alcuni appuntiʼ, Bibliotheca, 3 (2004), 1, p. 15-22; La bibliografia e le biblioteche d’autore nel XX secolo: un rapporto difficile, in Le biblioteche private come paradigma bibliografico. Atti del convegno internazionale, Roma, 10-12 ottobre 2007, a cura di F. Sabba, Roma, Bulzoni, [2008], pp. 395-401.

3 Si vedano di G. Zagra, ʻBiblioteche d’autore tra identità e pubblicoʼ, in Biblioteche d’autore: pubblico, identità, istituzioni. Atti del convegno, Roma, 30 ottobre 2003, a cura di G. Zagra, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2004, pp. 9-12; ʻ0.27.1 Biblioteche d’autoreʼ, in Biblioteconomia: guida classificata, diretta da M. Guerrini, Milano, Editrice Bibliografica, 2007, pp. 719-720; ʻBiblioteche d’autore in biblioteca: dall’acquisizione alla valorizzazioneʼ, in Collezioni speciali del Novecento: le biblioteche d’autore, atti della giornata di studio, Firenze, 21 maggio 2008, Antologia Vieusseux, 14, nn. 41-42, p. 37-48; ʻBiblioteche d’autore nelle biblioteche pubblicheʼ, in Conservare il Novecento: gli archivi culturali. Atti del convegno, Ferrara, 27 marzo 2009, seguiti da L. Crocetti, La tradizione culturale italiana del Novecento e altri scritti, a cura di L. Desideri, G. Zagra, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2010, pp. 9-12.

4 Conservare il Novecento: convegno nazionale. Atti del convegno, Ferrara, 25-26 marzo 2000, a cura di M. Messina, G. Zagra, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2001; Conservare il Novecento: gli archivi culturali.

5 Si vedano anche le riflessioni condotte da S. Inserra, La biblioteca di Federico De Roberto, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2017, p. 16.

6 Tra i primi convegni negli anni Duemila, solo per citarne alcuni: Libri a stampa postillati. Atti del colloquio internazionale, Milano, 3-5 maggio 2001, a cura di E. Barbieri, G. Frasso, Milano, CUSL, 2003; La storia delle biblioteche: temi, esperienze di ricerca, problemi storiografici. Convegno nazionale, L’Aquila, 16-17 settembre 2002, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2003; Authority control: definizione ed esperienze internazionali. Atti del convegno internazionale, Firenze, 10-12 febbraio 2003, a cura di M. Guerrini, B. B. Tillett, con la collaborazione di L. Sardo, Firenze, Firenze University Press, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2003

7 C. Del Vivo, ʻAccostarsi a un archivio di persona: ordinamento e condizionamentoʼ, in Archivi di persona del Novecento, a cura di F. Ghersetti,L. Paro, Treviso, Benetton-Antiga Edizioni, 2012, pp.15-38.

8 Ivi, p. 15.

9 «Una raffinata ragnatela»: Carlo della Corte tra letteratura e giornalismo nel secondo Novecento italiano. Atti della Giornata di studio, Venezia, 5 dicembre 2012, a cura di V. Gobbato e S. Uroda, Venezia, Edizioni Ca’ Foscari, 2014.

10 F. Sabba, ʻBiblioteche e carte d’autore: tra questioni cruciali e modelli di studio e gestioneʼ, AIB studi, vol. 56, n. 3 (2016).

11 Codice di deontologia e buona condotta per la ricerca archivistica: provvedimento del Garante, 14 marzo 2001 n. 8/P/2001; Codice in materia di dati personali: D. lgs. 30 giugno 2003 n. 196; Provvedimento amministrativo e diritto d’accesso ai documenti amministrativi: L. 7 agosto1990 modificata con L. 11 febbraio 2005 n. 15; Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa: d.p.r. 28 dicembre 2000 n.445; Codice dei beni culturali e del paesaggio: D. lgs. 22 gennaio 2004 n. 442 modificato fino al Decreto 22 maggio 2008 n. 63; Codice amministrazione digitale: D. lgs. 7 marzo 2005 n. 82 e successive modifiche.

12 F. Sabba, ʻBiblioteche e carte d’autore: tra questioni cruciali e modelli di studio e gestioneʼ, p. 428.

13 M. Guerrini, ʻBiblioteca d’autore: dalla dimensione privata all’uso pubblicoʼ, in Antologia Vieusseux, 14, n. 41-42, 2009.

14 F. Sabba, ʻBiblioteche e carte d’autore: tra questioni cruciali e modelli di studio e gestioneʼ, p. 428.

15 P. Carucci, ʻConsultabilità dei documenti e tutela della privacyʼ, in Carte libri memorie. Conservare e studiare gli archivi di persona, Treviso, Fondazione Benetton, 2007.

16 M. Guerrini, ʻBiblioteca d’autore: dalla dimensione privata all’uso pubblicoʼ.

17 Per un’approfondita descrizione delle problematiche e delle nuove proposte, cfr. F. Sabba, ʻBiblioteche e carte d’autore: tra questioni cruciali e modelli di studio e gestioneʼ, p. 428.

18 Ivi, p. 431.