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  • Le stanze della scrittura. Percorsi letterari nei musei italiani →

Nato nel 2015 all’interno della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Spazi900 è stato in Italia il primo museo dedicato alla letteratura italiana contemporanea allestito in una grande biblioteca pubblica. Concepito come uno spazio vivo e in continuo ampliamento, il percorso espositivo mette in mostra documenti archivistici, prime edizioni, oggetti e ‘luoghi’ capaci di raccontare autori e forme della scrittura novecentesca. In questa intervista, realizzata il 17 giugno 2025 nei locali della Biblioteca Nazionale, Eleonora Cardinale, responsabile dell’Ufficio Archivi e Biblioteche letterarie contemporanee e curatrice scientifica del museo letterario Spazi900, ripercorre la genesi del museo, le sue finalità, il suo ruolo nella valorizzazione del patrimonio letterario italiano contemporaneo.

 

Corinne Pontillo: Come nasce l’idea di Spazi900 e a partire da quali collezioni?

 

Eleonora Cardinale: Spazi900 nasce da una specifica vocazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma verso il patrimonio letterario contemporaneo. C’è un punto fondamentale di inizio che lega la storia della biblioteca alla sede del Castro Pretorio, che è stata inaugurata nel 1975: all’epoca il direttore Emidio Cerulli, nel lavorare al progetto di trasferimento dalla sede storica del Collegio Romano alla nuova sede, volle creare un vero e proprio archivio della letteratura italiana contemporanea e di suo pugno scrisse ai maggiori scrittori e poeti per chiedere in dono le loro carte e i loro libri.

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Pubblichiamo il primo di una serie di approfondimenti dedicati agli archivi e alle biblioteche d’autore, che raccolgono documenti eterogenei, appartenenti a codici e linguaggi differenti e chiamano in causa competenze multidisciplinari e conoscenze integrate.

 

1. Le biblioteche d’autore

Le criticità e le questioni connesse alla gestione degli archivi e delle biblioteche d’autore sono ormai da tempo al centro delle riflessioni della Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore dell’Associazione italiana biblioteche.[1]

Fin dalle prime iniziative promosse dalla Commissione nazionale, l’attenzione è stata focalizzata sulla ricerca di una definizione unitaria di biblioteca d’autore; nel corso degli anni Attilio Caproni ha proposto diverse riflessioni sul tema, avviando di fatto il dibattito,[2] ma recentemente è stata Giuliana Zagra a evidenziare e a sottolineare, in diverse sedi, le specificità di queste raccolte.[3]

Nella seconda metà del Novecento si è iniziato a registrare un interesse nei confronti delle raccolte moderne e contemporanee appartenute agli autori, soprattutto letterati, e l’interesse per le biblioteche si è sviluppato insieme alla consapevolezza che ogni raccolta, se adeguatamente studiata e analizzata, riesce a restituire non solo la personalità, le attività di studio e quelle di ricerca del suo possessore, ma anche l’intero contesto culturale nel quale egli è vissuto e ha operato. La biblioteca d’autore consente, quindi, di offrire materiali vari a chi sia interessato ad approfondire l’intero quadro di riferimento in cui si è formato il suo possessore.

L’interesse per questa tipologia di biblioteche, collezioni inizialmente private, ha fatto emergere, oltre alle specificità e alle possibilità offerte dallo studio, anche le numerose criticità a esse connesse, relative soprattutto alla gestione e alla valorizzazione in chiave archivistica, bibliografica e biblioteconomica, museale.

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