John Berger. Profilo

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John Berger (Londra, 5 novembre 1926 – Parigi, 2 gennaio 2017) è stato uno degli artisti e intellettuali di lingua inglese più importanti del secondo Novecento e dei primi anni del nuovo millennio. In qualsiasi campo si sia cimentato (dalla letteratura al disegno, passando per la saggistica, il cinema o il teatro), la sua produzione è stata, in sintesi, una Questione di sguardi, per citare il titolo del suo libro forse più noto, Ways of Seeing (1972), tratto dall’omonima serie di programmi televisivi per la BBC.

 frame dal documentario John Berger: The Art of Looking di Cordelia Dvorak (2016)

Guardare un’opera d’arte significa, per Berger, mettere a parte dei suoi segreti i lettori, o gli spettatori, invitandoli ad un percorso di conoscenza, inizialmente dischiuso dall’opera, che è da compiersi insieme. La dimensione collaborativa – tipica della sua stessa produzione, come testimoniano, fra gli altri, il progetto A Seventh Man (1975) insieme al fotografo Jean Mohr, oppure Smoke (2016), insieme all’illustratore turco Selçuk Demirel, o ancora l’interesse per un’arte che è paradigma della collaborazione come il cinema (si ricordino, tra gli altri, le sceneggiature di tre film di Alain Tanner: La Salamandre, 1971, Middle of the World, 1974, Jonah Who Will Be 25 in the Year 2000, 1976) – libera la scrittura d’arte di John Berger dalle pastoie di certa critica d’arte canonica e accademica, come lui stesso sottolinea nell’introduzione alla recente antologia di saggi Portraits (2015), curata da Tom Overton: «Non ho mai sopportato di essere definito un critico d’arte. […] Sarà chi legge i miei testi a valutare ciò che un’impostazione e una pratica di questo tipo producono. Io sono sempre pieno di dubbi. Di una cosa, però, sono sicuro, ed è la gratitudine che provo nei confronti degli artisti per la loro ospitalità».

I saggi di Portraits e del successivo Landscapes (2016) ricapitolano un interesse costante per la pittura, dai dipinti rupestri della grotta di Chauvet sino agli artisti delle ultime generazioni, ma John Berger si è spesso occupato anche di fotografia – si veda, ad esempio, Understanding a Photograph (2013) – secondo un interesse condiviso con lo scrittore inglese Geoff Dyer. Quest’ultimo è soltanto uno dei molti scrittori contemporanei che hanno riconosciuto in Berger un punto di riferimento letterario e intellettuale: insieme a Geoff Dyer, si possono ricordare anche Michael Ondaatje e Arundathi Roy (protagonista, insieme a Berger e a Maria Nadotti, di una conversazione pubblica tenutasi nel 2009 a Torino e confluita ne La speranza nel frattempo, 2010).

 ritratto di John Berger

L’eredità di John Berger in ambito letterario è una traccia consistente di una lunga attività di scrittura, iniziata nel 1958 con A Painter of Our Time (tradotto in italiano da Luciano Bianciardi nel 1961 come Ritratto di un pittore) e terminata nel 2011 con Bento’s Sketchbook – passando per G., vincitore del premio Booker Prize nel 1972. La decisione di Berger di devolvere metà del premio alle Black Panthers (in polemica con il finanziamento del Booker Prize da parte dell’azienda Booker McConnell, arricchitasi con lo sfruttamento del lavoro nelle piantagioni caraibiche) segnala, tra i tanti possibili esempi, l’inesausta attività politica di Berger, che trova un’altra efficace sintesi nel titolo della sua antologia di saggi del 2007: Hold Everything Dear (Abbi cara ogni cosa).