Théâtre de L’Entrouvert, Anywhere

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Il nome della compagnia è già una dichiarazione di poetica, così come i titoli degli spettacoli: all’inizio del suo percorso nel 2009 Elise Vigneron sceglie di presentarsi come «L’Entrouvert», evocando i versi di René Char circa il nostro stare sulla soglia, nello spazio socchiuso, conteso tra la luce e l’ombra (Dans la marche); la giovane artista francese crea Traversées e Impermanence: il lavoro parte sempre dal confronto con la dimensione spazio-temporale dei luoghi di passaggio, dell’incertezza, del mutamento. E ora Anywhere, «ovunque» ma anche «in nessun luogo» (e forse anche «in nessun modo, ancora» verrebbe da aggiungere, citando Beckett, a proposito di luoghi dell’interstizio – il pensiero corre a Neither).

Elise Vigneron, insieme a Hélène Barreau, propone un poetico contrappunto alla domanda sulla possibilità di dare forma all’inafferrabile, un motivo che ha occupato tanti artisti sin dall’inizio del Novecento e che oggi sembra risuonare in maniera inaudita, come se trovasse ai nostri giorni il suo più congruo contesto; lo fa in punta di piedi: all’interrogazione fa eco una condizione, più che una risposta.

Se il punto di partenza delle creazioni dell’Entrouvert è sempre legato a questo nodo problematico, declinato nel suo rapporto concretissimo con la materia, l’occasione drammaturgica è qui la riscrittura del mito di Edipo di Henri Bauchau, Œdipe sur la route (Edipo sulla strada, non a caso di nuovo l’essere en marche), ma le parole del romanzo scivolano via come l’acqua, materia prima di questa creazione: ne rimangono rivoli e tracce atmosferiche, della stessa consistenza della nebbia entro la quale scompare il protagonista alla fine della narrazione di Bauchau. Del racconto originario percepiamo la fluidità e la metamorfosi dei passaggi di stato. L’evolversi drammaturgico è sempre spostato dalla stabilità di una situazione alla condizione d’impermanenza, al trascorrere, anche grazie alla frizione tra luce e ombra, freddo e caldo, fuoco e acqua.

 Théâtre de L'Entrouvert, Anywhere ©Alesia Contu

La soluzione efficacissima è di aver saputo far coincidere questo motivo con la presenza scenica dei materiali, che acquistano valore drammaturgico. Così al tema stesso dell’inafferrabilità corrisponde una reificazione capace di assottigliare al massimo lo scarto tra l’idea e la materia che la incarna. Il ‘personaggio’ principale è dunque il ghiaccio; l’acqua allo stato solido è la materia designata a farsi viatico del nostro attraversamento, perenne quête, il materiale più adatto proprio perché destinato a sciogliersi. Il tempo drammaturgico è così scandito dal tempo di fusione del corpo di questo moderno Edipo: una marionetta plasmata nel ghiaccio.

La partitura sonora sembra lasciare lo spazio per la percezione di queste dilatazioni, passaggi udibili dai suoni ai silenzi. All’inizio dello spettacolo scena e sala sono immerse nell’oscurità, solo una lastra di ghiaccio rettangolare riluce, pendente dal soffitto; entra una figura umana e vi scrive con inchiostro nero, servendosi delle dita come di un pennello: «Les blessures des yeux d’Oedipe, qui ont saigné si longtemps, se cicatrisent». Il nero (l’allusione è alle ferite degli occhi di Edipo) cola subito dopo aver dato forma alle lettere; le parole si danno nell’istante, ammutoliscono nei segni evocando immediatamente, percettivamente, l’accecamento.

La lastra di ghiaccio ha ‘cuciture’ al suo interno, cicatrici che si fanno più visibili man mano che fonde. Poi una proiezione di luce rossa mostra le parole: «On ne voit plus couler ses larmes noires»; il filo della scrittura è questa volta una resistenza incandescente: il ghiaccio cade a pezzi e rimangono i ‘fili’ rossi. Le associazioni visive si inanellano, dall’inchiostro della scrittura alle lacrime, ai fili della sutura (e anticipano quelli della marionetta che entrerà di lì a poco).

Nella scena successiva una striscia illuminata di palcoscenico accoglie l’ingresso di Edipo, la marionetta di ghiaccio vestita di un costume scuro, manovrata nel buio, da una zona invisibile. La marionettista (Hélène Barreau) è fuori scena, così come la voce.

Edipo attraversa il palcoscenico, cade a terra. Ritorna la figura umana, sul fondo leggiamo «Père attends moi»: è Antigone. Accende un piccolo fuoco che porta in mano, poi raccoglie la marionetta, la porta sulle braccia, cammina sul perimetro di un cerchio segnato da pietre di ardesia, il cui scricchiolio acuisce il senso di instabilità; l’interno del cerchio accoglie l’acqua che mano a mano cola dal ghiaccio.

 Théâtre de L'Entrouvert, Anywhere ©Vincent Beaume  Théâtre de L'Entrouvert, Anywhere ©Vincent Beaume

Ora il fascio di fili è visibile: suggerisce una trama di corrispondenze tra il personaggio Edipo, la sua forma effimera che fonde, chi lo muove dall’esterno come presenza assente e chi accompagna la marionetta in scena (allo stesso tempo marionettista e personaggio Antigone).

Antigone/marionettista sveste la marionetta, la trasparenza del ghiaccio riluce insieme ai fili che segnano una traiettoria verso il soffitto e continuano verso sinistra. Lei la accompagna, ma sono i fili a muoverla. Il testo è ridotto all’osso, le parole (nella drammaturgia di Benoît Vreux) subiscono un procedimento di interiorizzazione, sembrano prese dentro alla materia diafana e ai fili, che ad un certo momento includono anche l’attrice, Antigone, duplicando il gioco di animazione della marionetta.

 Théâtre de L'Entrouvert, Anywhere ©CHUNGYOUSUK_SPAF

Antigone condivide il destino di Edipo: ne vediamo i corpi distesi l’uno accanto all’altro. È un rapporto sospeso, intriso di poesia e di materia, mutevole grazie a spostamenti sottilissimi tra le diverse qualità di presenza: l’artista, l’attrice, l’animatrice della figura, l’umanissima figlia Antigone, vero punto di fusione alchemica della trasmutazione di Edipo in vapore luminoso.

 

Concezione, scenografia Elise Vigneron; Estratti da OEdipe sur la route di Henry Bauchau

Regia Elise Vigneron e Hélène Barreau

con Elise Vigneron e Hélène Barreau

Drammaturgia Benoît Vreux

Regia suono e luci Thibaut Boislève

Direttore di palcoscenico Corentin Abeille

Consulenza esterna Uta Gebert

Lavoro sul movimento Eleonora Gimenez

Creazione luci, direzione generale Cyril Monteil

Partitura sonora Pascal Charrier, Robin Fincker, Sylvain Darrifourcq, Julien Tamisier, Franck Lamiot

Costruzione marionette Hélène Barreau

Costruzione scena Messaoud Fehrat, Cyril Monteil

Concezione e realizzazione fluidi Messaoud Fehrat, Benoît Fincker

Ricerca tecnica Boualeme Bengueddach

Amministrazione, produzione in’8 circle, maison de production

 

http://www.festival-marionnette.com/fr/