3.3. Orhan Pamuk, La Roma scomposta di Panini*

     
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Una volta alla settimana, il signor PA esce dalla sua casa di New York, e dopo una camminata di trentacinque minuti raggiunge la sua meta: il Metropolitan Museum of Art; lo fa per la smania di rivedere due quadri [figg. 1-2]. Dopo essere entrato nel museo e aver presentato la sua tessera associativa, sale lentamente l’ampia scalinata semibuia, emozionato all’idea che stavolta potrebbe effettivamente arrivare a una comprensione più profonda dei due grandi dipinti a olio al piano di sopra (Galleria di vedute di Roma antica e Galleria di vedute di Roma moderna), che ancora non sente di aver compreso appieno [figg. 3-4].

Entrambi i dipinti sono del Panini (il cui nome completo era Giovanni Paolo Panini o Pannini). Al signor PA, che è uomo di lettere, è stato chiesto dall’editore di una rivista, incuriosito da questa sua attenta e reiterata osservazione dei dipinti, di scrivere un articolo in cui svelasse l’arcano del suo rapporto con loro. Il signor PA ha accettato l’offerta perché, nonostante sia professore di letteratura, ha sempre prediletto la pittura: in verità, avrebbe desiderato diventare pittore. Da venticinque anni, il signor PA, rammaricandosi di non essere un pittore, desidera avvicinarsi al mondo di pittori, artisti, curatori e direttori di musei. Per raggiungere i Panini al secondo piano del Metropolitan Museum, deve prima attraversare una saletta ricoperta su tutte e quattro le pareti da dipinti di Giambattista Tiepolo – e ogni volta ha come la sensazione che qualcosa di paradisiaco possa infondersi su di lui, come se piovesse dal cielo. Poi si siede davanti alla prima tela, Roma moderna (1757), e comincia a osservarla.

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Abstract: ITA | ENG

Nel 1975, per i tipi di Franco Maria Ricci, esce il volume Ex-voto. Storie di miracoli e di miracolati, una galleria di riproduzioni di tele e tavole di legno che illustrano miracoli che Santi, Anime Purganti e la Vergine Maria avrebbero concesso ai committenti di quegli ex-voto. Giorgio Manganelli, chiamato a introdurre e presentare le immagini del volume e la selezione dei testi che le accompagnano, dà vita a un ‘testo parallelo’ che diviene l’occasione per il proprio ennesimo e vertiginoso viaggio negli abissi del sentire contemporaneo, intorno alle idiosincrasie tra la coscienza e l’esistente, tra il reale e la conoscenza più profonda di esso, tra il linguaggio e ciò che esso racchiude nelle proprie nominazioni. Ennesima prova del fatto che Manganelli si colloca in quell’interregno tra letteratura e filosofia, con un particolare legame con la cosiddetta ‘filosofia della differenza’, in compagnia di personalità altrettanto proteiformi come Bataille, Klossowski e Blanchot.

In 1975 Franco Maria Ricci publishes the volume Ex-voto. Storie di miracoli e di miracolati, a gallery of reproductions of canvas and wooden boards which illustrate miracles bestowed by Saints, Souls of Purgatory and Virgin Mary to the people who commissioned those ex-votos. Giorgio Manganelli is asked to introduce and present that images and the selection of texts published next to them. His ‘parallel text’ becomes the opportunity for his umpteenth and dizzy trip inside the abyss of contemporary feeling and inside the idiosyncrasy between conscience and life, reality and the deepest knowledge of it, language and what’s enclosed in its nominations. An umpteenth demonstration that Manganelli belongs to that interregnum between literature and philosophy, with a particular connection to the socalled ‘philosophy of difference’, among equally protean personalities such as Bataille, Klossowski and Blanchot.

 

 

Percepire è riconoscere ciò che soltanto ha valore, ciò che soltanto esiste veramente. E che altro veramente esiste in questo mondo se non ciò che non è di questo mondo?

Cristina Campo

 

1. Un testo parallelo al non-testo delle immagini

È il 1987 quando, all’interno della collana Morgana, nelle preziose edizioni di Franco Maria Ricci, viene dato alle stampe quell’unicum nella carriera di Giorgio Manganelli intitolato Salons. Quella galleria di brevi saggi che egli aveva scritto a commento di altrettante immagini che l’editore parmense gli aveva sottoposto nei due anni precedenti, dando vita così a prose che spiazzavano la critica d’arte, conducendola, come di consueto avviene con Manganelli, a esiti paradossali ed estremi, che decostruivano in modo straordinario il rapporto tra immagine ed estetica, tra l’oggetto e le possibilità di una sua descrizione, interpretazione o commento.[1]

Ma dodici anni prima, nel 1975, un altro volume a firma di Giorgio Manganelli era già uscito per i tipi di Franco Maria Ricci: si tratta del numero 17 della collana I segni dell’uomo, intitolato Ex-voto. Un volume stampato in sole 3000 copie e dedicato, come da sottotitolo, a Storie di miracoli e di miracolati: un’ampia galleria di riproduzioni di tele e tavole di legno – scelte tra il XV e il XX secolo –, che la devozione popolare ha consacrato alla rappresentazione di un determinato miracolo che si riteneva fosse avvenuto. La Madonna, le anime del Purgatorio o i santi, ringraziati per aver concesso una grazia e ‑ con mano solitamente naïf e con capacità tecniche non proprio raffinate – immortalati in compagnia del miracolato nell’istante prodigioso, in quadretti di piccola dimensione che testimoniano l’evento e la riconoscenza di chi ne avrebbe beneficiato.

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