Accanto al materiale librario, ai periodici, alle illustrazioni e ad altri memorabilia di carta, la mostra I sensi del giallo. Il corpo (del reato) tra inganno ed evidenza presentava diversi video-montaggi e video-saggi, esposti come semplici proiezioni a parete o come vere e proprie video-installazioni a più schermi. Oltre a offrirsi come contrappunto visivo alla monumentale orizzontalità della sagoma-espositore, questi costruivano altresì un ambiente sonoro capace di ricreare le qualità atmosferiche del giallo italiano. Se in alcuni casi la riproduzione del suono era affidata a dispositivi di fruizione individuale come le cuffie, in altri si è scelto di creare un gioco di corrispondenze aurali su scala ambientale tra le fascinazioni occulte del giallo televisivo e la violenza barocca di quello cinematografico, dove a occupare un più che tensivo primo piano sonoro (sullo schermo e in mostra) non v’era tanto l’intelligibilità della parola quanto la sua paralizzante distorsione.
Ricorrente è stata la logica compositiva che ha valorizzato tanto le rime visive quanto i contrappunti, i contrasti e le consonanze, in un crescendo di tensione che culminava al piano superiore del percorso espositivo con l’installazione di 10/100/1000 modi di finire ammazzati nel giallo italiano. In questo caso si è scelto di valorizzare il ritmo incalzante del montaggio con un display a dieci monitor dove, in un gioco di saturazione e frammentazione, un mosaico di gesti violenti e vocalizzi strazianti rompeva l’oscurità di un ambiente appena ammorbidito da una flebile e perversa luce rossa.
Presentiamo qui di seguito i testi che accompagnavano i video-montaggi e i video saggi, anch’essi frutto di migrazioni inter- e transmediali, capaci di far emergere, accanto alle classiche iconografie del genere, anche i suoi più imprevedibili sviluppi.
Tra il 1957 e il 1977, Carosello non è solo il principale contenitore pubblicitario della televisione italiana – nella forma peculiare di micro-sketch quasi sempre comici con le relative code promozionali –, ma è insieme un formidabile luogo di incroci e contaminazioni mediali dove il ‘corpo/corpus’ del giallo è evocato e declinato in un continuo gioco di specchi con il cinema, la letteratura, la radio, il fumetto e la stessa televisione. Da L’ispettore Rock al mitico tenente Sheridan di Ubaldo Lay, fino alle spy story e ai gangster all’italiana, per citarne solo alcuni, sceneggiatori e registi di Carosello saccheggiano gli altri media, ora prendendo in prestito, ora rubando con destrezza, in certi casi addirittura finendo a loro volta derubati dalle medesime vittime.
A partire dall’estrema porosità e permeabilità a ogni stimolo della mediasfera e dell’industria culturale, Carosello diventa una sorta di cartina di tornasole delle migrazioni transmediali del giallo, utile a diversi scopi: individuare la successione di fenomeni e mode del/nel genere (per esempio l’esplosione della spy story in concomitanza con il successo dei film di James Bond e delle loro imitazioni eurospy, ma anche il trapianto dagli sceneggiati tv di personaggi come Sheridan e Laura Storm); saggiare la persistenza degli immaginari e dei caratteri propri di personaggi universali (Maigret, Holmes & Watson, Arsenio Lupin, Sam Spade, etc.); riconoscere le pratiche di appropriazione di modelli internazionali (i gangster all’italiana nelle versioni di Fred Buscaglione e di Gino Bramieri, i detective nostrani come il Joe La Volpe di Dario Fo), esplorare il dialogo costante con la commedia all’italiana e il comico in tutte le sue varianti [fig. 1].
Sezione a cura di Unità di ricerca dell’Università IULM; editing e montaggio Davide Rapp; testo Rocco Moccagatta.
Il montaggio include frammenti da: Impareggiabile (1966), Impermeabili Wistel, Snia Viscosa; L’uomo dal vestito bianco (1972), Brandy, René Briand; Agente 00SIS (1966), Brandy Cavallino Rosso, SIS; Agente segretissimo (1975), Dessert Galbi, Galbani; Il subagente segreto Bubusettete (1967), Penna a sfera, Bic; L’ispettore Clark (1969), Brillantina, Linetti; Parola di Sheridan (1975), Biancosarti, Sili; Ercolino detective, episodio della serie Le avventure di Ercolino (1959), Formaggino Bebè, Galbani; L’infallibile ispettore Rock (1965), Brillantina, Linetti; L’audace colpo del solito ignoto (1963), Televisore, Philco; Star presenta Totò (1967), Dado Doppio Brodo, Star; Per una donna coi fiocchi (1971), Bagnoschiuma, Paglieri; L’ispettore Bramiè (1965), Maglieria Movil, Montecatini Edison; Pavesi presenta Topo Gigio (1973), Biscotti Pavesini, Pavesi; Ciccio Volpes e il dottor Frankston (1969), Cera Grey, Cera Grey; Le avventure di Laura Storm (1967), Detersivo lavatrice Skip, Lever Gibbs; Un’arma infallibile (1966), Calze da donna SiSi, Piva; I Gialli Mondadori (1969), Giallo Mondadori, Mondadori Editore.
2. Incubi del passato, inquietudini del presente. Occulto e parapsicologia negli sceneggiati Rai degli anni Settanta
Gli sceneggiati magici della Rai degli anni Settanta recuperano i motivi classici del gotico letterario e cinematografico – ville e case infestate, fantasmi, amore, morte e reincarnazioni – intrecciandoli con una nuova sensibilità culturale segnata dalla fascinazione per l’occulto e per la parapsicologia, e reinterpretandoli con uno stile che riprende le innovazioni linguistiche del coevo cinema horror e di genere. Seguendo un’ideale protagonista nelle sue peregrinazioni, materiali e simboliche, tra i luoghi e le scene ricorrenti della produzione Rai di quegli anni, il video-saggio ne esplora i temi e l’iconografia.
Il percorso si apre con l’inseguimento notturno di una ‘donna misteriosa’, figura spettrale e magnetica che appare all’improvviso nel cuore della notte. La donna conduce il suo inseguitore all’interno di un’antica dimora colma di reperti e manufatti provenienti da un’epoca lontana. Tra questi, spiccano ritratti di donne, pronte a rinascere attraverso le loro doppelgänger.
L’azione si sposta poi attorno al tavolo di una seduta spiritica, in cui i vivi interrogano i morti nella speranza di sciogliere gli enigmi del presente. Il cammino prosegue in una cripta, dove la storia riemerge tra rovine, scheletri e artefatti sepolti dalla polvere. Qui, tra medaglioni, bracciali e simboli esoterici affiorano tracce di antiche maledizioni e forze occulte che influenzano e determinano l’agire umano. Dopo una fuga tra spazi urbani ed extraurbani, alla ricerca delle radici storiche di miti ancora vivi, il percorso si conclude con l’apparizione di incubi e allucinazioni: figure fantasmatiche e spettri di un passato irrisolto imprigionano i protagonisti degli sceneggiati in una realtà senza vie di fuga o da cui, forse, è ancora possibile svegliarsi [fig. 2].
Video-saggio realizzato da Unità di ricerca dell’Università degli Studi di Torino; ideazione e montaggio Mimmo Gianneri; consulenza scientifica Paola Valentini; testo Mimmo Gianneri.
Le sequenze utilizzate per il video-saggio sono tratte da: Il segno del comando (Daniele D’Anza, 1971); ESP (Daniele D’Anza, 1973); Il dipinto (Domenico Campana, 1974); Ritratto di donna velata (Flaminio Bollini, 1975); L’amaro caso della baronessa di Carini (Daniele D’Anza, 1975); La mia vita con Daniela (Domenico Campana, 1976); Il fauno di marmo (Silverio Blasi, 1977); I racconti fantastici di Edgar Allan Poe (Daniele D’Anza, 1979); L’enigma delle due sorelle (Mario Foglietti, 1980); Il filo e il labirinto (Diana Crispo, Biagio Proietti, 1979); La dama dei veleni (Silverio Blasi, 1979); Il fascino dell’insolito. Itinerari nella letteratura dal gotico alla fantascienza (vari registi, 1980-1982, tre stagioni).
3. Corpi fuori norma. Gesti, indizi e sintomi della detection femminile
«Solo perché donna, io ragionerei con l’utero?», dichiara adirata la vicequestora Lolita Lobosco, una delle investigatrici più discusse della televisione italiana. A riprova del fatto che quando il genere crime subisce un’inversione di gender, quando a indagare è una donna, «l’impatto è ancora più viscerale, corporeo, sessuale», come ha evidenziato Linda Mizejewski in uno studio del 2004.
All’interno di un genere tradizionalmente maschile, la donna-detective è percepita come imperfetta e difettosa, incarna contemporaneamente trasgressioni e stereotipi, istanze regressive e conservatrici da un lato, innovative ed emancipatorie dall’altro: quella tensione tra possibili rotture e contro-spinte normative per contenere l’eccesso legato al femminile. Per questo, la detection femminile si configura come un campo privilegiato per indagare il rapporto tra le identità di genere e i ruoli socialmente prescritti.
La video-installazione analizza in chiave poetica e anti-narrativa la corporeità delle detective protagoniste della serialità televisiva degli ultimi dieci anni. Attraverso un montaggio associativo che lavora su assonanze e dissonanze visive – amplificate dalle sonorità elettroniche, insieme avvolgenti e stridenti, del sound artist Razgraad – la partizione dell’immagine in tre schermi enfatizza sia la ricorrenza di gesti, disposizioni e umori, sia le interferenze contrappuntistiche tra sguardi indagatori e dettagli rivelatori. Ne deriva una composizione che suggerisce l’‘eccedenza’ e la difficoltà a incasellare questa figura, rifratta in maniera problematica nelle categorie culturalmente codificate del maschile e del femminile, del pubblico e del privato, del lavoro e della famiglia [fig. 3].
Video-saggio realizzato da Unità di ricerca dell’Università degli Studi Link di Roma; ideazione e ricerca scientifica Valentina Re e Arianna Vergari; montaggio Arianna Vergari; musiche Razgraad; testo Arianna Vergari.
Le immagini utilizzate sono tratte da: Non uccidere (2015-2018); I misteri di Laura (2015); Il bosco (2015); L’allieva (2016-2020); Sorelle (2017); Il capitano Maria (2018); Imma Tataranni - Sostituto procuratore (2019-); Il processo (2019); Il silenzio dell’acqua (2019-2020); Petra (2020-); Bella da morire (2020); Vite in fuga (2020); Blanca (2021-); La fuggitiva (2021); Le indagini di Lolita Lobosco (2021-); Fosca Innocenti (2022-); Viola come il mare (2022-); Non mi lasciare (2022); Circeo (2022); Fiori sopra l'inferno - I casi di Teresa Battaglia (2023-); Sei donne - Il mistero di Leila (2023); La legge di Lidia Poët (2023-); Vanina - Un vicequestore a Catania (2024-); Adorazione (2024); Brennero (2024); Prime Suspect (1991-2006).
4. 10/100/1000 modi di finire ammazzati nel giallo italiano
Apparizioni improvvise nel corpo del film, le sequenze di omicidio nel giallo italiano degli anni Settanta insieme attraggono e respingono, segnate da un barocchismo formale via via sempre più eccessivo, quasi a consegnare alla forma il senso del delitto.
Ri-montate in successione, queste scene compongono la tassonomia dei modi di uccidere e di morire nel giallo italiano: un inventario di sgozzamenti, decapitazioni, annegamenti, eviscerazioni…, sospeso tra il manuale di psicopatologia criminale e l’atlante anatomico. Organizzati in sottoinsiemi, i diversi modi di ‘venire ammazzati’ nel giallo italiano riproducono chiari stereotipi di genere in virtù dei quali l’accanimento sul corpo femminile è certo più frequente di quello sulla sua controparte maschile. L’uomo, ad esempio, si strangola con un laccio, mentre la donna a mani nude, una differenza che, nel secondo caso, rimarca un supplemento di ferocia.
Emerge la serie di infiniti ritorni e variazioni di temi e figure, nonché la continuità e la discontinuità nello stile e nella messa in scena tra film di registi molto diversi, in un arco temporale di poco più di un decennio. Isolata e ‘messa in serie’, la scena di omicidio sembra perdere così, almeno in parte, l’insostenibile concretezza corporea dell’omicidio per approdare a un’astrazione grafica quasi da cartoon [fig. 4-6].
Video-installazione di Davide Rapp; in collaborazione con e da un’idea di Rocco Moccagatta; a cura di Unità di ricerca dell’Università IULM di Milano; testo Rocco Moccagatta.
Le sequenze utilizzate per la video-installazione sono riprese da: Sei donne per l’assassino (Mario Bava, 1964); Il dolce corpo di Deborah (Romolo Guerrieri, 1968); Paranoia (Orgasmo) (Umberto Lenzi 1968); L’uccello dalle piume di cristallo (Dario Argento, 1970); Il rosso segno della follia (Mario Bava, 1970); Giornata nera per l’ariete (Luigi Bazzoni, 1971); Nelle pieghe della carne (Sergio Bergonzelli, 1970); Città violenta (Sergio Sollima, 1970); Il gatto a nove code (Dario Argento, 1971); 4 mosche di velluto grigio (Dario Argento, 1971); Reazione a catena / Ecologia del delitto (Mario Bava, 1971); La morte cammina con i tacchi alti (Luciano Ercoli, 1971); La coda dello Scorpione (Sergio Martino, 1971); Una lucertola con la pelle di donna (Lucio Fulci, 1971); Una farfalla con le ali insanguinate (Duccio Tessari, 1971); L’Etrusco uccide ancora (Armando Crispino, 1972); Cosa avete fatto a Solange? (Massimo Dallamano, 1972); Non si sevizia un paperino (Lucio Fulci, 1972); Al tropico del Cancro (Giampaolo Lomi, Edoardo Mulargia, 1972); La morte accarezza a mezzanotte (Luciano Ercoli, 1972); Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (Sergio Martino, 1972); Lo strano vizio della signora Wardh (Sergio Martino, 1972); Tutti i colori del buio (Sergio Martino, 1972); Mio caro assassino (Tonino Valeri, 1972); I corpi presentano tracce di violenza carnale (Sergio Martino, 1973); Passi di danza su una lama di rasoio (Maurizio Pradeaux, 1973); Profondo rosso (Dario Argento, 1975); Emanuelle e Françoise (Le sorelline) (Joe D’Amato, 1975); Istantanea per un delitto (Mario Imperoli, 1975); L’ultimo treno della notte (Aldo Lado, 1975); La casa dalle finestre che ridono (Pupi Avati, 1976); E tanta paura (Paolo Cavara, 1976); Uomini si nasce poliziotti si muore (Ruggero Deodato, 1976); Il gatto dagli occhi di Giada (Antonio Bido, 1977); Sette note in nero (Lucio Fulci, 1977); La Ragazza dal pigiama giallo (Flavio Mogherini, 1977); Antropophagus (Joe D’Amato, 1980); Macabro (Lamberto Bava, 1980); La Casa Sperduta nel Parco (Ruggero Deodato, 1980); Rosso sangue (Joe D’Amato, 1981); Il gatto nero (Lucio Fulci, 1981); Tenebre (Dario Argento, 1982); Lo Squartatore di New York (Lucio Fulci, 1982); Mystère (Carlo Vanzina, 1983); La casa con la scala nel buio (Lamberto Bava, 1983); Phenomena (Dario Argento, 1985); Sotto il vestito niente (Carlo Vanzina, 1985); Morirai a mezzanotte (Lamberto Bava, 1986); Camping del terrore (Ruggero Deodato, 1986). Il mostro di Firenze (Cesare Ferrario, 1986); Opera (Dario Argento, 1987); Le foto di Gioia (Lamberto Bava, 1987); Caramelle da uno sconosciuto (Franco Ferrini, 1987); Deliria (Michele Soavi, 1987).