1.4. Nel «sistema di sistemi»: libri, carte e materiali della Sala Italo Calvino della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

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  • Le stanze della scrittura. Percorsi letterari nei musei italiani →

«Quando ho visitato per la prima volta le tre stanze ricostruite nella Sala Italo Calvino […] mi sembrava di essere rientrata nella casa di piazza di Campo Marzio: la trasposizione era perfetta» (G. Calvino 2023, p. 7). Con queste parole Giovanna Calvino ha ricordato il suo primo accesso alla Sala dedicata a suo padre, inaugurata il 28 luglio 2021. Sita all’interno della Sala Falqui della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (BNCR), la Sala aggiunge un tassello significativo al Museo Spazi900, la galleria espositiva permanente posta all’ingresso della Biblioteca che raccoglie carte, libri e arredi appartenuti ai più grandi autori e alle più grandi autrici del secolo scorso. Come suggeriscono le parole di Giovanna Calvino, essa riproduce fedelmente il salone-studio della casa romana dello scrittore, in cui questi trascorse l’ultimo quinquennio di vita (1980-1985) [fig. 1]. L’apertura della Sala è il punto di arrivo di un lungo processo, puntualmente ripercorso da Andrea De Pasquale all’interno del catalogo Lo sguardo dell’archeologo. Calvino mai visto, curato da Eleonora Cardinale, responsabile dell’Ufficio Archivi e Biblioteche contemporanee della BNCR, e relativo all’omonima mostra temporanea, anch’essa affidata alla «mirabile cura» di Cardinale (Campagnolo 2023, p. 9). De Pasquale – direttore della BNCR sia al momento dell’accordo con Giovanna Calvino per la cessione del materiale in comodato d’uso, sia durante l’allestimento della Sala – ricorda il lavoro certosino che ha permesso di ottenere una perfetta trasposizione grazie a ripetuti sopralluoghi, alle riprese fotografiche che hanno guidato le operazioni di smontaggio e montaggio, il tutto condotto con una sorta di inevitabile «timore reverenziale» (De Pasquale 2023, p. 19).

Proprio il catalogo della mostra resta uno strumento prezioso per chi volesse varcare, anche soltanto idealmente, la soglia della Sala, considerato che in esso si trova una ricostruzione minuziosa degli arredi, dei documenti e dei libri raccolti nel salone-studio. A tal proposito, se volessimo restituire in breve spazio l’importanza dell’operazione svolta dalla BNCR, forse converrebbe partire proprio dai libri dello scrittore, che per la prima volta si trovano riuniti in un solo luogo e diventano finalmente accessibili a studiose e studiosi che desiderino intraprendere nuove ricerche a partire dal fondo bibliotecario.

Così, entrando nella sala è possibile vedere una imponente biblioteca bianca a undici colonne, alla sua destra una libreria ‘divisorio’ al di là della quale si trova lo spazio di lavoro, il naos dello scrittore, dove sono collocate altre due librerie a scaffali bianchi [figg. 2-3]. All’interno degli scaffali sono ordinati numerosissimi libri, la cui catalogazione è stata supervisionata da Cardinale, che spiega nel catalogo come l’ordine dei volumi ricalchi sostanzialmente quello stabilito dallo scrittore, rispondente a una logica reticolare. Calvino disponeva, infatti, i volumi secondo catene semantiche, creando connessioni tra i titoli e trasformando la sua biblioteca in un vero e proprio «sistema di sistemi […] tutto da dipanare» (Cardinale 2023, p. 27). I volumi – oggi consultabili dall’OPAC della Nazionale con selezione di collocazione F.CAL – sono peraltro costellati di segni di lettura, che possono fungere da segnavia per eventuali nuovi percorsi esegetici. Dal catalogo apprendiamo, non di meno, alcune informazioni sulle abitudini di lettura calviniane: se nei libri giovanili abbondano sottolineature e annotazioni marginali, nei testi della maturità Calvino preferisce segnare le pagine salienti sui fogli di guardia o in corrispondenza degli occhietti editoriali. Ad arricchire il fondo concorrono le edizioni, le traduzioni delle opere e una collezione di dischi, materiale precedentemente custodito dal Dipartimento di Lettere e culture moderne della Sapienza Università di Roma, ora pervenuto alla BNCR a seguito di un accordo siglato con l’Università nel 2021.

Caso unico tra gli spazi dedicati agli scrittori all’interno della BNCR, la sala Calvino assembla in un unico luogo arredi, fondo e carte dello scrittore, le cui serie principali si individuano in «corrispondenza, scritti, rassegna stampa, fotografie, documenti personali, audiovisivi, stampe e disegni» (ivi, p. 29), come attesta Cardinale, che fornisce altresì una presentazione del modus scribendi dell’autore: «in più occasioni si conservano tre stesure di un testo: la prima manoscritta presenta numerose correzioni, la seconda è invece quasi in pulito, segue la stesura dattiloscritta con ulteriori correzioni autografe» (ivi, p. 30).

Una piccola ma rilevante selezione dei volumi e delle carte è stata esposta al pubblico durante la mostra temporanea, la quale ricostruiva la vita dello scrittore in sette sezioni tematiche, sfruttando materiali provenienti per lo più dalla Sala: dal primo romanzo con dedica autografa ai genitori («Ai miei genitori, la prossima volta farò meglio / Italo / Torino ottobre 47») alle tessere di partito, dai tarocchi del Castello dei destini incrociati alla statuetta dell’osservatore posta in copertina al catalogo, fino al proiettore della Pathé-Baby che riproduceva filmini degli anni sanremesi e rivelava al pubblico la passione dell’autore per il cinema.

Una volta terminata la mostra, la maggior parte dei materiali è stata ricollocata nella Sala, che infatti – è opportuno ribadire – non contiene soltanto carte e volumi, ma anche arredi, oggetti e quadri presenti nella casa di Campo Marzio. Si pensi ai quadri e alle fotografie: tra le pareti sono affisse un’opera di Gianfranco Baruchello donata dal pittore a Calvino e sua moglie, due opere di Toti Scialoja, una stampa di Paul Klee e la litografia a colori Noble Cavalier di Alexander Calder, regalo di Calder a Calvino (cfr. ivi, p. 28), che immediatamente richiama l’immaginario cavalleresco della produzione dell’autore. Vale la pena soffermarsi anche su alcune fotografie presenti sugli scaffali bianchi: oltre a quella della nonna materna, si noteranno una foto di Buster Keaton e una di Elio Vittorini.

Nello spazio di scrittura, sopra un tavolo di cristallo si possono osservare la famosa Lettera 22 della Olivetti e la palla, anch’essa in cristallo, resa celebre da una foto che immortala Calvino con la sfera in mano riflettente la città capovolta. La mente corre allora all’«ordine e all’esattezza» del cristallo delle Lezioni americane, o, procedendo a ritroso, al palazzo di Fedora delle Città invisibili laddove «guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello di un’altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per un’altra, diventata come oggi la vediamo» (Calvino 1992, p. 382). Che la prima volontà dei curatori sia stata quella di documentare e testimoniare il lavoro dello scrittore si evince anche dall’intento di riportare all’interno della Sala strumenti e oggetti originariamente collocati in spazi limitrofi, ma altamente evocativi per il visitatore esperto o curioso dell’opera di Calvino. Si pensi, ad esempio, all’inserimento del tavolo originariamente posto sul rigoglioso terrazzo, dal quale l’autore poteva lavorare osservando la «baraonda di tetti», la stessa su cui Palomar farà scorrere lo «sguardo a volo d’uccello» (ivi, p. 919); o alla ricostruzione della ‘Stanza del solitario’, in cui si recuperano tracce di un Calvino precedente a quello romano, grazie alla presenza di una scrivania di legno della casa di Parigi e di un mobile-libreria un tempo collocato nell’abitazione di Torino (cfr. Cardinale 2023, p. 24).

È opportuno menzionare, infine, ancora due spazi che fanno parte del complesso espositivo dedicato a Calvino: in primis il giardinetto interno antistante la Sala Falqui, curato dall’Associazione Roda onlus-Roma e pensato come ulteriore omaggio allo scrittore, al paesaggio ligure e ai suoi genitori, fondatori della Stazione Sperimentale di Floricoltura di Sanremo. In secondo luogo, si ricorderà un angolo fisicamente inserito nella galleria espositiva Spazi900, nel quale si trova una terza scrivania di lavoro proveniente dall’abitazione torinese e alcune copie di libri con dediche autografe [figg. 4-5].

Come è emerso da questo breve excurus, la Sala raccoglie materiali che, al di là della loro valenza espositiva, danno prova del ruolo determinante che possono svolgere gli oggetti appartenuti agli scrittori in un percorso volto ad approfondire la vita e l’opera degli stessi. Del resto, come avverte De Pasquale: «la ricostruzione di casa Calvino non volle mai avere il senso di un feticistico simulacro, ma di un luogo vivo» (De Pasquale 2023, p. 20), intorno al quale costruire progetti di ricerca e di studio.

 

Bibliografia

I. Calvino, Le città invisibili, in Id., Romanzi e Racconti, a cura di M. Barenghi, B. Falcetto, Milano, Mondadori, 1992, II, pp. 357-498.

I. Calvino, Palomar, in Id., Romanzi e Racconti, pp. 871-1072.

E. Cardinale (a cura di), Lo sguardo dell’archeologo. Calvino mai visto, prefazione di G. Calvino, introduzione di S. Campagnolo, con un saggio di A. De Pasquale, Roma, Biblioteca nazionale centrale di Roma, 2023.