3.3. Orhan Pamuk, La Roma scomposta di Panini*

     
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Una volta alla settimana, il signor PA esce dalla sua casa di New York, e dopo una camminata di trentacinque minuti raggiunge la sua meta: il Metropolitan Museum of Art; lo fa per la smania di rivedere due quadri [figg. 1-2]. Dopo essere entrato nel museo e aver presentato la sua tessera associativa, sale lentamente l’ampia scalinata semibuia, emozionato all’idea che stavolta potrebbe effettivamente arrivare a una comprensione più profonda dei due grandi dipinti a olio al piano di sopra (Galleria di vedute di Roma antica e Galleria di vedute di Roma moderna), che ancora non sente di aver compreso appieno [figg. 3-4].

Entrambi i dipinti sono del Panini (il cui nome completo era Giovanni Paolo Panini o Pannini). Al signor PA, che è uomo di lettere, è stato chiesto dall’editore di una rivista, incuriosito da questa sua attenta e reiterata osservazione dei dipinti, di scrivere un articolo in cui svelasse l’arcano del suo rapporto con loro. Il signor PA ha accettato l’offerta perché, nonostante sia professore di letteratura, ha sempre prediletto la pittura: in verità, avrebbe desiderato diventare pittore. Da venticinque anni, il signor PA, rammaricandosi di non essere un pittore, desidera avvicinarsi al mondo di pittori, artisti, curatori e direttori di musei. Per raggiungere i Panini al secondo piano del Metropolitan Museum, deve prima attraversare una saletta ricoperta su tutte e quattro le pareti da dipinti di Giambattista Tiepolo – e ogni volta ha come la sensazione che qualcosa di paradisiaco possa infondersi su di lui, come se piovesse dal cielo. Poi si siede davanti alla prima tela, Roma moderna (1757), e comincia a osservarla.

[…] Stabilito così, con questo primo sguardo, che tutto nel museo e nel dipinto ha la giusta collocazione, il signor PA comincia a farsi le domande che si sente in dovere di porsi e alle quali, a ogni visita, trova nuove risposte. Perché ha preso l’abitudine di venire a vedere Roma moderna e Roma antica di Panini?

Come suggeriscono i nomi, i due dipinti catalogano i centoundici paesaggi più noti della Roma del 1757 (Roma moderna) e della Roma classica (Roma antica), sotto forma di dipinti nel dipinto. Il signor PA ama Roma, e le realistiche vedute romane offerte dalle due opere sono così ricche e variegate che i dettagli da notare sembrano non esaurirsi mai. Pensando puntualmente che ci possa essere qualcosa che non è riuscito a capire, a individuare, a riconoscere o a ricordare, riesce ad alzarsi e andarsene solo dopo aver deciso di ritornare a visitare il museo. […]

Il talento di Panini consiste nell’aver collocato magnificamente questi singoli dipinti all’interno di un’enorme galleria d’arte immaginaria. Ma, a differenza del signor PA, la maggior parte dei visitatori che dimostra interesse per il dipinto in realtà non si ferma a esaminare ogni singolo paesaggio romano. Di solito proseguono senza soffermarsi troppo. […]

Quando ha iniziato a sedersi di fronte a questi dipinti, il signor PA pensava che le persone che vi passavano davanti senza dimostrare interesse per quelle opere d’arte probabilmente non conoscevano affatto Roma. Tuttavia, non dovrebbero interessarci anche vedute di città che non conosciamo? Ma la vera domanda è: le persone visitano i musei per vedere cose che già conoscono o per scoprire qualcosa di completamente nuovo? C’è chi passa davanti ai quadri di Panini guardandoli con la coda dell’occhio mentre chiacchiera (e non a bassa voce), chi legge la targhetta per scoprire il nome dell’autore, e chi rallenta appena un po’ guardando il dipinto per qualche istante prima di proseguire. Dall’espressione del volto di chi si sofferma a leggere la didascalia senza riconoscerlo il signor PA capisce che Panini non è un pittore particolarmente noto. Il signor PA pensa tra sé che forse il motivo per cui ama questi dipinti è che passa così tanto tempo seduto lì, a osservarli. E a volte si sorprende a enumerare tutte le cose che lui e Panini hanno in comune.

Entrambi i loro cognomi iniziano con Pa.

Sia Panini che il signor PA hanno studiato architettura.

Successivamente, il signor PA si è dedicato alla letteratura e si è pentito di non aver realizzato dipinti architettonici nello stile di Panini.

Come Panini, il signor PA è sempre stato affascinato dalla materia e dalla tecnica della prospettiva, sia alle scuole medie sia quando, in seguito, era uno studente di architettura. Il signor PA attribuisce il ‘successo’ dei dipinti di Panini Roma antica e Roma moderna non solo al fascino delle vedute romane che raffigurano, ma anche alla capacità dell’artista di collocarle all’interno di queste grandi gallerie d’arte immaginarie rispettando perfettamente alle leggi della prospettiva.

In realtà, il signor PA, con i suoi libri e i suoi scritti, fa per Istanbul ciò che Panini ha fatto per Roma. In altre parole, racconta la storia di Istanbul vecchia e nuova (ma al signor PA piacerebbe credere che i suoi libri, a differenza dei dipinti di Panini, siano molto apprezzati per la sua abilità e creatività come scrittore, piuttosto che per le panoramiche di Istanbul).

Il signor PA è anche incuriosito dal fatto che Panini non si sia limitato solo a dipinti realistici di vedute romane, ma ne abbia creati anche di ‘immaginari’. Oltre alle vedute da cartolina che ritraggono i luoghi più famosi della città, si è divertito anche a mettere da parte i dettagli realistici per creare i cosiddetti Capricci, ovvero dipinti contenenti elementi fittizi e topografie immaginarie. A volte il signor PA si chiede cosa farebbe, cosa sceglierebbe di ritrarre, se iniziasse a fare quello che ha fatto Panini, a dipingere vedute immaginarie di Istanbul – creando, in altre parole, dei Capricci istanbulioti.

Come tutti gli studenti turchi sanno, sia Roma che Istanbul sono fondate su sette colli.

Il sito Web del Metropolitan Museum contiene informazioni sui luoghi raffigurati in questi due dipinti. Ogni settimana, prima di recarsi al museo, il signor PA visita il sito Web dal suo computer di casa e ne scorre l’elenco. Non indugia molto sui luoghi più famosi come la Fontana di Trevi, il Pantheon, Piazza Farnese e la zona del Quirinale. Piuttosto si sofferma a lungo sui luoghi che il sito etichetta come ‘Luogo non identificato’. Come se stesse cercando di rievocare un ricordo, ora dimenticato, di un qualche suo vissuto nell’antica Roma. Soprattutto nel dipinto Roma antica, ci sono molti scorci di luoghi che rimangono ‘non identificati’. Questi luoghi sono davvero monumenti e piazze caduti nell’oblio, si chiede il signor PA, o sono paesaggi immaginari, Capricci inventati da Panini? È difficile vedere questi paesaggi nella loro completezza poiché alcuni dipinti sono appoggiati lateralmente alla parete, mentre altri sono parzialmente coperti da altri quadri o da oggetti superflui (vasi e fiori). Questo riconduce l’immaginazione del signor PA al rapporto tra luoghi reali dimenticati tra le pieghe della storia e la successiva creazione di luoghi immaginari. Il signor PA crede che il compito segreto dell’arte e della letteratura sia combinare il reale e il fittizio per alimentare l’apprezzamento per una realtà invisibile. Ripensando a questa convinzione, si chiede quale sia la realtà che gli ha fatto amare questi due grandi dipinti di Panini, e ammette a sé stesso che ciò che ama di più al mondo è perdersi tra le vedute cittadine. Mentre medita su questa convinzione, si chiede quale sia la realtà che le due grandi tele di Panini gli hanno fatto apprezzare, e ammette tra sé e sé che ciò che preferisce più d’ogni altra cosa è perdersi nel paesaggio di una città.

Come Panini, il signor PA avrebbe voluto scrivere nei suoi libri di quegli angoli della sua città (Istanbul) che la storia ha dimenticato, o che rischiano di essere dimenticati, salvandoli così dall’oblio. Ma ciò che ha incuriosito ancora di più il signor PA nelle ultime settimane è la sensazione di profondità che comincia a pervaderlo quando si siede di fronte a queste due grandi tele. Colpito da questa nuova emozione, che non ha provato nemmeno quando ha visto i due dipinti per la prima volta tanti anni fa, il signor PA si sente circondato non solo dalle centoundici vedute romane che Panini ritrae dipingendo dipinti nel dipinto, ma dalla città di Roma nel suo insieme. Questa sensazione fa sì che il signor PA senta la necessità di tornare a osservare quei quadri. Il signor PA decide di identificare il suo posto nella Roma antica e moderna – proprio come chi si orienta in una città – studiando questi dipinti nel dipinto e si rende conto che il modo migliore per farlo è studiare la mappa di Roma a casa prima della sua successiva visita al museo. E quando ci ritorna, mentre esamina beato ogni dipinto, riprende a fare una cosa che fa spesso: elenca i nomi di tutti i monumenti e degli antichi rioni romani, scoprendo in questi toponimi un sapore poetico. Dopo aver individuato, durante l’ultima visita, una piazza dimenticata che nemmeno gli esperti sono stati in grado di riconoscere, il signor PA decide che la sua vista per il momento è giunta al termine… E mentre è diretto a casa, gli attraversa la mente il vago pensiero che queste visite al museo suscitino in lui una sorta di soddisfazione, come se avesse contribuito anche se solo in parte alla creazione dei dipinti che ha appena ammirato.

 

*Questo testo, qui pubblicato in versione parziale, è tratto dal primo racconto della rubrica Il signor PA va al museo, ospitata, a firma di Orhan Pamuk, dalla rivista FMR (5, primavera 2023, pp. 6-13).