Introduzione a Le stanze della scrittura. Percorsi letterari nei musei italiani

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Negli ultimi anni, nel contesto delle dinamiche proprie della convergence culture, si è assistito a una significativa ridefinizione del ruolo del museo. Da istituzione deputata prevalentemente alla conservazione, alla tutela e alla trasmissione del patrimonio artistico, esso tende a configurarsi sempre più spesso come uno spazio ibrido e attivo, in cui ‘convergono’ diversi linguaggi e dispositivi, ma anche diverse pratiche culturali. In questo processo – e nell’ottica di una interazione tra l’espressione letteraria, l’istituto museale e il medium rappresentato dalla mostra – il museo diviene un luogo capace di generare narrazioni, come anche di ospitare suggestive manifestazioni in atto dell’ispirazione letteraria.

La letteratura, dal canto suo, ha accettato pienamente la sfida. Non è un caso se, nell’arco degli ultimi vent’anni circa, alcuni autori tra i più rilevanti del panorama contemporaneo abbiano scelto il museo come sede per le loro sperimentazioni letterarie. Insieme all’esempio paradigmatico di Orhan Pamuk, il cui romanzo Il museo dell’innocenza (Einaudi [2008] 2009) ha portato nel 2012 alla creazione di un vero e proprio museo a Istanbul, accompagnato da un catalogo (L’innocenza degli oggetti, Einaudi 2012) e da un documentario diretto da Grant Gee (Innocence of Memories, 2015), un’altra importante operazione è stata Rester vivant di Michel Houellebecq, una mostra immersiva nel mondo e nell’immaginazione dell’autore allestita nel 2016 a Parigi, al Palais de Tokyo, e curata da Houellebecq stesso.

Oltre ad avere delle implicazioni correlate alla figura dell’autore, le pratiche di esposizione della letteratura coinvolgono anche le peculiarità estetiche delle produzioni letterarie; i processi creativi osservati in relazione alle strutture del patrimonio culturale; le nuove forme di narrazione multimediale e l’appropriazione del discorso letterario da parte dei musei (ad esempio attraverso la suddivisione tematica delle sale o la valenza metaforica degli oggetti); le dinamiche che si instaurano tra il ‘gesto’ di mettere in mostra e il canone letterario, con particolare riferimento ai procedimenti di selezione e alla memoria collettiva. Per il tramite delle pratiche espositive, insomma, le funzioni della letteratura vengono reinterpretate, coinvolgendo tutti gli elementi chiave della comunità letteraria – autore, testo, ruolo del lettore – e sollevando questioni di primaria importanza nell’ambito sia degli studi della comparatistica intermediale, sia nell’alveo di un più specifico dibattito teorico sulla transmedialità.

Sul piano critico, una linea di ricerca pioneristica è stata avviata in Europa dal network RIMELL (Recherches Interdisciplinaires sur la Muséographie et l’Exposition de la Littérature et du Livre). Attivo dal 2016 sotto il coordinamento di David Martens (KU Leuven-MDRN) e Sofiane Laghouati (Musée royal de Mariemont-UCL), questo centro di ricerca internazionale si propone di mappare e di indagare le forme di esposizione e il raggio d’azione della letteratura nei contesti culturali e negli istituti museali in particolare, con risultati resi accessibili e consultabili nel sito ufficiale del network, Littératures mode d’emploi.

Tuttavia, malgrado l’esistenza di un sentiero che contiene delle direzioni già tracciate e di una serie di pubblicazioni – in buona prevalenza francesi e che in parte rientrano nelle attività dello stesso gruppo RIMELL[1] – non particolarmente nutrito risulta lo scenario critico italiano.[2]

È nata da tali considerazioni preliminari l’idea di dialogare con i curatori e le curatrici di alcuni musei letterari e di mostre che, in Italia, hanno offerto i primi esperimenti in questa direzione, come anche la scelta di affidare allo sguardo di studiosi e studiose il commento critico su un campo ancora in larga parte da esplorare. Da questo punto di vista, l’impianto eterogeneo degli itinerari proposti all’interno della Galleria Le stanze della scrittura. Percorsi letterari nei musei italiani rispecchia la vivacità di una prospettiva che, nella ricerca di una precisa collocazione metodologica e nella messa a fuoco dei suoi strumenti d’analisi, lascia emergere chiavi di lettura, aspetti e componenti formali di una ‘grammatica’ dell’esposizione letteraria, in maniera empirica, da una serie di casi di studio.

La stanza di Elsa. Fonte: Portale Spazi900 ©BNCR

La prima sezione accoglie un approfondimento relativo al museo Spazi900 sito all’interno della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Nato nel 2015 come primo museo letterario dedicato alla letteratura italiana contemporanea, tale spazio espositivo si è ampliato a partire da un nucleo originario costituito dall’acquisizione delle carte, della biblioteca, degli oggetti e degli arredi dello studio romano di Elsa Morante. L’esposizione di un ‘laboratorio di scrittura’ e, allo stesso tempo, il dialogo tra carte d’autore e biblioteca personale che caratterizzano i materiali in mostra legati al fondo Elsa Morante sono tratti distintivi che informano di sé anche le sezioni di Spazi900 dedicate ad altri autori, al fianco di una più tradizionale esposizione di manoscritti o prime edizioni delle opere, di ricostruzioni di ambienti tipici dell’immaginario degli scrittori (come la borgata pasoliniana o la Trieste di Saba) ed espansioni multimediali del percorso espositivo. Ci guidano nella sua esplorazione, in questa prima parte della Galleria, Eleonora Cardinale – curatrice scientifica di Spazi900 che, oltre ad aver ripercorso in occasione di una conversazione i nodi salienti della fondazione e dei criteri espositivi del museo, è anche autrice di un contributo sulla Sala Pasolini – insieme a Elena Porciani ed Elisiana Fratocchi, i cui testi sono rispettivamente dedicati alla Stanza di Elsa e alla Sala Calvino.

La sezione del Museo LETS di Trieste dedicata al Museo Svevo. Foto di ©Giulio Ladini ©Museo LETS

Il secondo segmento della Galleria propone un focus su un altro museo letterario italiano, il LETS - Letteratura Trieste. Sorto più di recente, nel 2024, con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere la produzione triestina dal tardo Ottocento in poi, il museo ha organizzato il suo patrimonio intorno al Museo Svevo e al Museo Joyce – le due unità fondative del progetto – a cui sono stati poi aggiunti il Museo Saba e una serie di materiali e di sezioni espositive che forniscono una mappa culturale ad ampio raggio. Inserito in un territorio indagato nelle sue voci letterarie, ma anche nella sua compagine culturale e nel suo spessore storico, il Museo LETS lambisce la vita della città di Trieste sotto vari punti di osservazione, dalle opere degli autori che ne hanno resa feconda l’attività letteraria fino alla produzione cinematografica e agli approfondimenti storici e politici. Una spiegazione articolata del progetto LETS viene offerta, all’interno della Galleria, da Riccardo Cepach, ideatore, responsabile scientifico e curatore del museo triestino, e da Olmo Andrea Calzolari, che si è soffermato in particolar modo sulle attività laboratoriali e su una serie di iniziative che fanno del LETS anche un centro di aggregazione attiva.

Allestimento della mostra Orhan Pamuk. Parole e immagini, a cura di Edoardo Pepino (Fontanellato (PR), Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, 18 novembre 2023-17 marzo 2024). ©Labirinto della Masone

Se nei due casi precedenti emerge una più spiccata vocazione didattica, è stato il processo creativo di uno scrittore Premio Nobel già citato a farla da padrone nell’esposizione temporanea Orhan Pamuk. Parole e immagini, allestita, con la curatela di Edoardo Pepino, presso il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci (18 novembre 2023-17 marzo 2024). La mostra, a cui è dedicata la terza parte delle Stanze della scrittura, ha avuto come fulcro principale l’esibizione dei taccuini illustrati di Pamuk, ma si è estesa a una rappresentazione più ampia dell’immaginario dell’autore, che si è avvalsa anche di proiezioni e di strumenti interattivi legati a due capisaldi della sua poetica, ossia la città di Istanbul e il paesaggio.

Un frame della videointervista inedita a Orhan Pamuk Memorie di un aspirante pittore proiettata in uno degli spazi espositivi della mostra Orhan Pamuk. Parole e immagini, a cura di Edoardo Pepino (Fontanellato (PR), Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, 18 novembre 2023-17 marzo 2024)

Oltre agli interventi di Edoardo Pepino – a cui si deve un ragguaglio circostanziato sulla genesi della mostra e sul ruolo di rivestito da Orhan Pamuk nella sua realizzazione – e di Elisabetta Abignente, che ha offerto una compiuta e puntuale analisi dell’itinerario transmediale che dalla mostra conduce fino al volume Ricordi di montagne lontane (Einaudi 2023), in cui è racchiusa la riproduzione dei fogli scritti e disegnati dei taccuini dello scrittore – arricchiscono questa sezione della Galleria due interventi di Pamuk: la trascrizione di una videointervista inedita che era stata proiettata in uno degli spazi espositivi della mostra, dalla quale si ricavano preziosi spunti relativi alla passione dell’autore per la pittura e alla decisione di presentare in veste di ‘opera’ i taccuini annotati – secondo una interessante genealogia che lo scrittore fa risalire a André Gide, seguito da Max Frisch e Peter Handke – e la riproduzione parziale del primo racconto della serie Il signor PA va al museo, una rubrica a firma di Orhan Pamuk ospitata, dal 2023, dalla rivista FMR.

Allestimento della mostra Penelope, a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni (Roma, Parco archeologico del Colosseo, 19 settembre 2024-19 gennaio 2025). Foto di ©Studio Zabalik ©Electa

Le ultime due sezioni della Galleria esulano dall’osservazione di singoli musei per allargare l’orizzonte verso due ulteriori terreni d’indagine, rappresentati dalle esposizioni letterarie organizzate da Electa – una casa editrice specializzata, in origine, nella pubblicazione di volumi legati al mondo dell’arte – e da una mostra a cura di Luisella Farinotti e Annalisa Pellino, I sensi del giallo. Il corpo (del reato) tra inganno ed evidenza (14 marzo-10 aprile 2025), allestita presso l’Università IULM di Milano; non all’interno di un istituto museale, dunque, bensì nell’ambito di un circuito accademico.

Un’immagine della mostra I sensi del giallo. Il corpo (del reato) tra inganno ed evidenza, a cura di Luisella Farinotti, Annalisa Pellino e Davide Rapp (Milano, Università IULM, 14 marzo-10 aprile 2025) ©Ufficio Comunicazione, Università IULM, Milano

Si è ritenuto opportuno focalizzare l’attenzione anche su questi ultimi casi di studio poiché intervengono a dimostrare come la letteratura stia sempre più travalicando le istituzioni e i supporti attraverso i quali si è tradizionalmente mossa la sua trasmissione per occupare configurazioni mediali, settori dell’industria culturale e campi disciplinari differenti, ma che pure concorrono alla sua circolazione. Ne danno proficua testimonianza Rosanna Cappelli, amministratrice delegata di Electa – le cui parole sono accolte nella quarta sezione insieme ai contributi di Nadia Fusini, Mario Barenghi e Alessandra Sarchi tratti dai cataloghi delle mostre dedicate negli ultimi anni, rispettivamente, a Virginia Woolf, a Italo Calvino e al mito di Penelope – e Luisella Farinotti e Annalisa Pellino che, nella quinta parte della Galleria, guidano i lettori e le lettrici lungo una visita espositiva che si è proposta di indagare il racconto giallo da una prospettiva intermediale e sul filo di una chiave tematica piuttosto innovativa, costituita dal ‘corpo’ e dai ‘sensi’.

I contributi raccolti nella presente sezione del numero 24 di Arabeschi si pongono dunque come schede di un catalogo ideale, composto da interviste, ragguagli legati all’esperienza di fruizione dei percorsi espositivi, ricostruzioni relative al processo di acquisizione delle collezioni, affondi critici e, in misura minore, riproduzioni di testi già editi. Si tratta di schede tenute insieme da un percorso tematico che prende in considerazione alcune declinazioni esemplificative di letteratura ‘in mostra’; un percorso che, da sondaggio iniziale, si spera di poter ulteriormente ampliare e trasformare in proposte teoriche ancora più dettagliate.

 

Testi di

Elisabetta Abignente, Mario Barenghi, Eleonora Cardinale, Olmo Andrea Calzolari, Riccardo Cepach, Luisella Farinotti, Elisiana Fratocchi, Nadia Fusini, Annalisa Pellino, Elena Porciani, Alessandra Sarchi.

 

Si ringraziano per la gentile concessione dell’autorizzazione alla pubblicazione delle immagini e per le interviste

Rosanna Cappelli (casa editrice Electa), Eleonora Cardinale (Museo Spazi900), Riccardo Cepach (Museo LETS), Luisella Farinotti e Annalisa Pellino (Università IULM di Milano), Edoardo Pepino (Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci). 


1 Cfr. almeno M.-C. Régnier, ‘Ce que le musée fait à la littérature. Muséalisation et exposition du littéraire’, Interférences littéraires/Literaire interferenties, 16, 2015, pp. 7-20; C. Lahouste, D. Martens (éds.), ‘Inspirations littéraires de l’exposition’, Captures, VI, 2, décembre 2021; C. Bisenius-Penin, R. Audet, B. Gervais (éds.), ‘Les arts littéraires : transmédialité et dispositifs convergents’, Recherches & travaux, 100, 2022; C. Zampieri, ‘Muséo-littératures. Les musées et la commande aux écrivains’, La Lettre de l’OCIM, 207, 2023, pp. 18-24; L. Demanze (éd.), Les musées imaginaires de la littérature contemporaine, Macerata, Quodlibet, 2025.

2 Si rinvia, a questo proposito, a A. Kahrs, M. Gregorio, Esporre la letteratura. Percorsi, pratiche, prospettive, Bologna, CLUEB, 2009; E. Modena, Display. Luoghi, dispositivi, gesti, Torino, Einaudi, 2024.