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Negli ultimi anni, nel contesto delle dinamiche proprie della convergence culture, si è assistito a una significativa ridefinizione del ruolo del museo. Da istituzione deputata prevalentemente alla conservazione, alla tutela e alla trasmissione del patrimonio artistico, esso tende a configurarsi sempre più spesso come uno spazio ibrido e attivo, in cui ‘convergono’ diversi linguaggi e dispositivi, ma anche diverse pratiche culturali. In questo processo – e nell’ottica di una interazione tra l’espressione letteraria, l’istituto museale e il medium rappresentato dalla mostra – il museo diviene un luogo capace di generare narrazioni, come anche di ospitare suggestive manifestazioni in atto dell’ispirazione letteraria.

La letteratura, dal canto suo, ha accettato pienamente la sfida. Non è un caso se, nell’arco degli ultimi vent’anni circa, alcuni autori tra i più rilevanti del panorama contemporaneo abbiano scelto il museo come sede per le loro sperimentazioni letterarie. Insieme all’esempio paradigmatico di Orhan Pamuk, il cui romanzo Il museo dell’innocenza (Einaudi [2008] 2009) ha portato nel 2012 alla creazione di un vero e proprio museo a Istanbul, accompagnato da un catalogo (L’innocenza degli oggetti, Einaudi 2012) e da un documentario diretto da Grant Gee (Innocence of Memories, 2015), un’altra importante operazione è stata Rester vivant di Michel Houellebecq, una mostra immersiva nel mondo e nell’immaginazione dell’autore allestita nel 2016 a Parigi, al Palais de Tokyo, e curata da Houellebecq stesso.

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Dodici taccuini formato 9x14 cm collocati in altrettante teche e aperti su una doppia pagina fittamente riempita di parole e di immagini; una videointervista all’autore; otto schermi accostati e leggermente sovrapposti tra loro, come le vetrate panoramiche della sua casa sul Bosforo: la mostra Orhan Pamuk. Parole e immagini, curata da Edoardo Pepino nel Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci a Fontanellato, in provincia di Parma, dal novembre del 2023 al marzo 2024, rappresenta un esempio di «eccedenza transmediale» (Rizzarelli 2023) originale, immersivo, fortemente evocativo. Vi sono esposte, per la prima volta, poco più della metà delle agendine Moleskine sulle quali, a partire dal 2008, il premio Nobel turco annota quotidianamente pensieri, progetti, preoccupazioni, ricordi, sogni e incubi notturni, utilizzando penne biro di diversi colori, pennarelli a punta più o meno sottile e matite acquerellabili. Materiali semplici, legati all’immediatezza degli appunti, facilmente trasportabili nei frequenti viaggi e soggiorni all’estero, che danno vita a immagini colorate e oniriche, realizzate con la tecnica del pointillisme o con linee ripetute e stilizzate, naïf nel tratto quanto nelle scelte cromatiche a contrasto [fig. 1].

All’impossibilità di sfogliare i taccuini cartacei, disposti all’interno di teche trasparenti su due file simmetriche, suppliscono gli ampi schermi, che proiettano pagine ingrandite dei diari, offrendo al visitatore/spettatore la possibilità di cogliere dettagli meno facilmente percepibili a occhio nudo. Tra la carta e lo schermo si instaura così un rapporto di convergenza e di complementarità della fruizione, ulteriormente arricchita, a livello uditivo, dalla voce dello stesso autore che nell’intervista ricostruisce il senso di una poetica fondata sul rapporto tra visualità e scrittura, aprendo simbolicamente le porte del suo atelier.

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Tra scrittura e iconografia, tra contemplazione e creazione artistica, la mostra Orhan Pamuk. Parole e immagini allestita presso il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci (18 novembre 2023-17 marzo 2024) ha contribuito ad ampliare l’orizzonte dei percorsi visivi e delle trame intrecciate dallo scrittore turco intorno ai musei. In questa conversazione, il 19 giugno 2025 Edoardo Pepino, direttore del Labirinto della Masone e responsabile insieme a Laura Casalis della casa editrice Franco Maria Ricci, ha ricostruito i momenti salienti del dialogo diretto con l’autore e l’itinerario che ha portato all’esposizione dei suoi taccuini, e ha offerto un’anticipazione sulle passeggiate museali che, guidati per mano dal nuovo personaggio di Mr. Pa, attendono i lettori e le lettrici di Pamuk.

 

Corinne Pontillo: Vorrei chiederle alcuni dettagli sulla genesi della mostra Orhan Pamuk. Parole e immagini. Si è trattata di una iniziativa del Labirinto della Masone o dello scrittore stesso?

 

Edoardo Pepino: Dunque, nel dicembre 2021 stavamo confezionando il numero zero della nuova rivista FMR con l’idea di inserire Orhan Pamuk per lo meno nel comitato scientifico o comunque di chiedergli se fosse interessato a collaborare con la rivista. Ovviamente era una idea molto ambiziosa e quasi peregrina, dovuta al fatto che sia io che la presidente di Franco Maria Ricci e direttrice artistica di FMR, Laura Casalis, conoscendo Il museo dell’innnocenza, avevamo notato una somiglianza di sensibilità tra il mondo della letteratura e quello dell’arte in Pamuk. Quindi lo abbiamo contattato e, devo dire, molto rapidamente lui ci ha risposto. Sapevamo che fosse molto impegnato, ma abbiamo scoperto che conosceva la casa editrice Franco Maria Ricci ed era disponibile a collaborare.

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