«Sedia con corpo adagiato»: questa la didascalia ipotizzata da una curiosa e colta coppia di visitatori alla Biennale di Venezia dinnanzi al corpo stanco della signora Augusta Proietti, abbandonato su una sedia nell’attesa del marito Remo, impegnato nella ricerca di viveri di conforto per lenire la fatica estiva del turismo culturale.
La scena del celebre e sempre attuale episodio di Le vacanze intelligenti (1978) è richiamato in Display. Luoghi, dispositivi, gesti, lodevole saggio firmato da Elisabetta Modena per i tipi di Einaudi (2024), ricordando un episodio che ha coinvolto l’autrice in prima persona in occasione della mostra La Grande Madre, a Palazzo Reale a Milano nel 2015: seduta in una delle sale espositive la studiosa stava allattando la figlia quando una visitatrice le chiese se lei e la bambina fossero parte dell’installazione. Proprio come accade all’attrice Anna Longhi nel film, l’autrice e la sua bambina sono state oggetto di una lettura determinata dal contesto, il quale ha agito come ‘cornice’ tanto qualificante quanto ambigua. Tutt’altro che occasionale nelle cronache d’arte contemporanea recenti – basti pensare ai fraintendimenti per cui alcune opere sono travolte nelle pratiche di pulizia nelle sale museali – negli ultimi decenni l’equivoco dello sguardo ha saputo essere un grimaldello capace di rendere evidente la natura intricata dell’atto espositivo, gomitolo interdisciplinare che Modena prova a dipanare.