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Il contributo propone un attraversamento dell’opera di Alessandra Sarchi, scrittrice che si colloca nel panorama dell’estremo contemporaneo con una ricerca riconoscibile, coerente e solida. Nei quasi vent’anni di attività – dall’esordio nel 2008, con i racconti di Segni sottili e clandestini, e fino all’ultimo romanzo uscito nel 2024, Il ritorno è  lontano – Sarchi sceglie la scrittura finzionale; in una narrazione neomoderna, che fonde istanze realistiche e moderniste, l’autrice indaga le fragilità e le rimozioni dell’Occidente con alcune costanti che contraddistinguono la sua scrittura: mediante una lingua che attinge al mondo della scienza e della biologia, Sarchi affronta il tema del corpo e del rapporto tra natura e cultura, ricorrendo spesso alle immagini (in primis pittoriche) per arrivare a una sintesi tra il pensiero e il reale.

The contribution proposes a journey through the work of Alessandra Sarchi, a writer who stands in the panorama of the extreme contemporary with a recognizable, coherent and supportive research. In the almost twenty years of activity - from her debut in 2008, with the stories of Segni sottili e clandestini, and up to the last novel published in 2024, Il ritorno è lontano - Sarchi chooses the fictional writing; in a neomodern narration, which merges realistic and modernist instances, the author investigates the fragilities and repressions of the West with some constants that distinguish her writing: through a language that takes from the world of science and biology, Sarchi addresses the theme of the body and the relationship between nature and culture, often resorting to images (primarily pictorial) to arrive at a synthesis between thought and reality.

 

 

1. Una ricerca riconoscibile

A distanza di dieci anni dall’uscita di Ipermodernità, nel recente numero di Moderna dedicato alla prosa italiana del nuovo Millennio, Raffaele Donnarumma fa un bilancio di quanto accaduto nella narrativa italiana nella prima parte del secolo: all’interno della sua analisi traccia traiettorie e individua questioni, mette al centro le posture autoriali, i generi e le forme.[1] Se a quest’altezza il dibattito sulla fine del postmoderno può definirsi concluso – tutt’al più si possono indagare le persistenze postmoderniste in alcune opere – e se l’autofiction si trova in una fase di declino, nel panorama attuale si confermano alcune tendenze che sono state oggetto del dibattito critico, militante e teorico: il bisogno di raccontare il reale dentro il pervasivo e oggi sempre più schizofrenico processo di derealizzazione si traduce in opere a diversi gradi di finzionalità, in particolare con la rivendicazione del romanzo-romanzo e la diffusa pratica della non-fiction, con la saggificazione del racconto e la narrativizzazione del saggio, sollecitando il confronto sull’ibridismo, fenomeno diffuso e complesso dell’era globale, non certo nuovo.[2]

Davanti all’ipertrofica produzione editoriale, dentro la quale va esercitata la funzione della critica per discernere tra i buoni libri e quelli di consumo,[3] è necessario scommettere su quei nomi e quelle opere che oggettivamente faticano a imporsi nell’orizzonte della «letteratura circostante»[4] e che a differenza dei ‘prodotti’ culturali, possono durare nel tempo grazie a scelte formali, stilistiche e tematiche estranee alle mere logiche commerciali. Nello scenario magmatico dell’estremo contemporaneo, nella rosa dei nomi che mostrano una ricerca coerente e solida – anche per il dialogo con il canone più o meno recente, italiano e straniero – va annoverato quello di Alessandra Sarchi: dall’esordio nel 2008, ha pubblicato due volumi di racconti e cinque romanzi,[5] affermandosi come scrittrice di finzione che ha ottenuto importanti riconoscimenti. Si legge in un’intervista del 2017 a proposito dei generi letterari e della scrittura finzionale:

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