Una volta alla settimana, il signor PA esce dalla sua casa di New York, e dopo una camminata di trentacinque minuti raggiunge la sua meta: il Metropolitan Museum of Art; lo fa per la smania di rivedere due quadri [figg. 1-2]. Dopo essere entrato nel museo e aver presentato la sua tessera associativa, sale lentamente l’ampia scalinata semibuia, emozionato all’idea che stavolta potrebbe effettivamente arrivare a una comprensione più profonda dei due grandi dipinti a olio al piano di sopra (Galleria di vedute di Roma antica e Galleria di vedute di Roma moderna), che ancora non sente di aver compreso appieno [figg. 3-4].
Entrambi i dipinti sono del Panini (il cui nome completo era Giovanni Paolo Panini o Pannini). Al signor PA, che è uomo di lettere, è stato chiesto dall’editore di una rivista, incuriosito da questa sua attenta e reiterata osservazione dei dipinti, di scrivere un articolo in cui svelasse l’arcano del suo rapporto con loro. Il signor PA ha accettato l’offerta perché, nonostante sia professore di letteratura, ha sempre prediletto la pittura: in verità, avrebbe desiderato diventare pittore. Da venticinque anni, il signor PA, rammaricandosi di non essere un pittore, desidera avvicinarsi al mondo di pittori, artisti, curatori e direttori di musei. Per raggiungere i Panini al secondo piano del Metropolitan Museum, deve prima attraversare una saletta ricoperta su tutte e quattro le pareti da dipinti di Giambattista Tiepolo – e ogni volta ha come la sensazione che qualcosa di paradisiaco possa infondersi su di lui, come se piovesse dal cielo. Poi si siede davanti alla prima tela, Roma moderna (1757), e comincia a osservarla.