Within Gabriele Frasca’s production, primarily focused on the achievement of the ‘media hybrid’, the third edition of Il fermo volere (2005) is probably the most intriguing work, since it consists of three different media: a comic book, a novel and an audio disc. Il fermo volere took this form after two previous publications, in which its hybrid nature was not so blatant. In fact both belonged to the genre of the novel, whereas the hybridization only concerned the use of language and the typographic settings. By contrast, the last edition undoubtedly shows its composite nature and challenges the reader to find new ways to cope with it. Indeed, since Luca Dalisi’s comic book and Frasca’s novel tell the same story but in different ways, the reader has to combine features typical of two different media in order to fulfil the aesthetical experience. Though the comic book is not just an addition to Frasca’s novel, it is strictly connected with the plot of Il fermo volere, which narrates the story of Daniele Beretta alias Spirit, a contemporary Don Quixote who believes he is living in the world of his favourite comic hero: Will Eisner’s The Spirit. Aiming to defeat the ambiguities of reality, Spirit decides to act through a bi-dimensional filter. Thus Dalisi’s comic book could be considered as the result of the story seen through the main character’s eyes, that is, the device where his fantasies materialize

Quando nel 2004 Gabriele Frasca congedava la seconda stesura de Il fermo volere in un allora pioneristico e-book, accennava alla possibilità di una pubblicazione anche cartacea del romanzo, purché fedele all’idea di «ibrido mediale»:

Erano gli anni in cui la riflessione teorica di Frasca sulla letteratura e i suoi supporti stava per concretizzarsi nell’opera critica La lettera che muore, un attraversamento della letteratura dalle origini fino al presente che si sofferma particolarmente su quelle fasi in cui essa si è trasferita da un medium a un altro o che hanno visto nascere ibridi mediali:

L’umanità, connessa alle sue protesi mediali, giace assopita, da sempre. In qualsiasi epoca «ogni nuovo incrocio mediale fra un contenitore più maneggevole e un trasmettitore più agile dell’informazione non genetica […] tende ad assorbire completamente (fino allo stupor) il sensorio umano, ingenerando quella sensazione di rapimento sonnambolico che Marshall McLuhan descriveva con la figura (dell’alienazione) di ‘Narciso come narcosi’».[3] Gli ibridi mediali hanno così una vocazione politica e cospirativa. La qualità composita dei loro supporti permette di ricreare artificialmente quei momenti di passaggio da un medium all’altro in cui, stando a Marshall McLuhan, l’uomo acquista consapevolezza dello stato di narcosi al quale il medium diventato obsoleto lo costringeva. Non limitandosi «a rappresentare, magari allegoricamente, la trasformazione in atto nelle modalità di trasmissione dell’informazione non genetica», ma mostrando «innanzi tutto una faccia riflettente con la quale guardare, e narrare, proteiformi gli stessi fruitori, educandoli in tal modo a riposizionare i sensi»,[4] gli ibridi mediali si pongono come opere in grado di non disperdersi nell’ «inarrestabile chiacchiericcio in cui siamo immersi».[5]

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