La Sala Pier Paolo Pasolini, inaugurata nel 2015, costituisce il nucleo fondativo, insieme a La stanza di Elsa, del museo letterario Spazi900 della Biblioteca nazionale centrale di Roma.[1] Infatti, a partire dal 1977, dopo solo due anni dalla scomparsa dello scrittore, la Biblioteca diviene il luogo di conservazione delle sue carte, relative a opere edite, grazie alla donazione da parte delle eredi, la madre Susanna Colussi e la cugina Maria Grazia (Graziella) Chiarcossi. Il fulcro principale dell’acquisizione riguarda senz’altro i due romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta, protagonisti anche dello spazio museale.[2]
La Sala Pasolini, dal titolo «Ragazzi leggeri come stracci». Pier Paolo Pasolini dalla borgata al laboratorio di scrittura, propone le suggestioni di un percorso ideale compiuto da Pasolini attraverso il mondo delle borgate fino all’approdo nella sua stanza di lavoro, dove la scrittura prende forma. A rappresentare lo spazio espositivo, diviso in quattro ambienti, vengono scelti i due versi «lunghe camminate in una calda caligine / lunghi crepuscoli davanti alle carte» (Pasolini 1993, p. 247), tratti da Il pianto della scavatrice, la poesia raccolta nel volume Le ceneri di Gramsci del 1957 [figg. 1-3].
Pasolini entra in contatto con le borgate e con i suoi personaggi, che vengono ricreati e raccontati attraverso i romanzi Ragazzi di vita del 1955 e Una vita violenta del 1959, e con le immagini dei film Accattone del 1961 e Uccellacci e uccellini del 1965. Lo scrittore incontra i suoi ragazzi «leggeri come stracci»[3] nei luoghi di maggiore convivialità. Da una parte la piazza con il bar, fulcro della vita sociale delle periferie romane. Dall’altra il campetto di pallone: basta la presenza di una ‘palla’ e qualsiasi luogo, qualsiasi occasione divengono perfetti per giocare. Sullo sfondo appare la campagna che si sta urbanizzando con i palazzi in costruzione [fig. 4].